Rassegna storica del Risorgimento
Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno
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1997
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180
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180 Carlo M. Fiorentino
E in un'altra lettera del 12 agosto aggiungeva:
Ella avrà veduto che la notizia della meditata partenza del Papa si è sparsa nella stampa, e che moltissimi fogli, e specialmente i moderati, smentiscono recisamente ciò che naturalmente non conoscono né possono conoscere. I fogli del Vaticano invece serbano sulla partenza un alto ed eloquentissimo silenzio. Che il Papa sia deciso a partire, non vi è dubbio; che parta realmente, è cosa che sinora non posso ammettere. Prima di tutto le tre Potenze che devono approvare la partenza non si trovano ancora. In secondo luogo si aspettano con ansietà le elezioni in Francia. Se riescono secondo i desideri del Vaticano, io sono del parere che il Papa, ammessa l'effettuazione della partenza, andrà in Francia. I cardinali che battono la solfa sono di parere che il Santo Padre debba rimanere fuori mentre si procurerà di combinare un'azione diplomatica da esercitarsi sul Governo italiano, affinché tomi alla Convenzione di settembre. Lascio V. E. giudicare della serietà di simili progetti, che pur troppo sono considerati come serissimi in Vaticano. L'altro giorno alcuni cardinali dicevano in presenza di Sua Santità: Quando Iddio ha voluto far cadere il potere temporale della Santa Sede, si è servito d'Antonelli; ora per perdere l'Italia si serve di Depretis. Nel ripetere queste parole, ne respingo la responsabilità e non intendo menomamente di approvare il giudizio degli Eminentissimi sull'Ori. Depretis.
Il Papa sta un poco meglio. Egli va sempre soggetto a queste diarree, che durano talvolta parecchie settimane. Ne soffriva quand'era ancora vescovo di Perugia, ed egli stessi ricordava, l'altro giorno, di averlo scritto al cardinale Barto-lini, quando dopo la morte del cardinale Garelli l'invitò a Roma per ottare al vescovato tuscolano. H cardinale Pecci rispose allora che trovandosi in condizioni patologiche da non potere intraprendere il minimo viaggio, perché lo stare a letto è il solo rimedio che gli giovi per queste diarree.
Tutti i cardinali, tutte le congregazioni devono accompagnare il Papa. Sarebbe una vera emigrazione, non certamente facile. E poi si troverebbero queste potenze pronte ad esercitare una pressione diplomatica collettiva sull'Italia per costringerla a fare al Papato altre condizioni?
La possibilità della partenza del papa sembrava persistere anche nei giorni successivi, ed in Vaticano, anzi, ci si stava preparando ad una simile evenienza Scriveva ancora Kulczycki nella lettera del 19 agosto:
' In verità, nell'allocuzione del 4 agosto 1881 Leone XUL, esecrando i fatti del 13 luglio ed il governo italiano che ne era stato il maggiore responsabile per non averli impediti, non prendeva affatto in considerazione la possibilità di abbandonare Roma, ma richiamava l'attenzione dei governi e dei cattolici sulla situazione critica in cui versava la Chiesa nella sua antica sede: Era già noto ed aperto, aveva asserito il pontefice in quell'occasione, che Noi siamo ridotti ad una condizione diffìcile e per molte ragioni intollerabile: ma il recente fatto, di cui parliamo, l'ha resa più chiara e manifesta; ed insieme ha addimostrato che se acerbo è per noi lo stato delle cose presenti, anche più acerbo è il timore delle future , Ma più che ad una fuga da Roma il papa contava, in quella critica congiuntura, sul sostegno dato alla Chiesa dai romani* Di non lieve confòrto ed appoggio , aveva asserito ancora il papa, ci tornerà pur il buon volere e la pietà dei Romani, i quali per mille guise insediati, e