Rassegna storica del Risorgimento

Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <181>
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// conclave di Leone XIII
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H Papa sta molto meglio, ma è sempre assai debole. In quanto alla sua partenza V.E. avrà osservato che V Osservatore romano in un comunicato ufficiale, ha dichiarato di pura invenzione il dispaccio dell'Agenzia Havas che dichiarava priva di fondamento la notizia della partenza del Papa, ed assicurava non esservi stato alcun scambio d'idee a questo proposito tra il Vaticano e i governi esteri, ed il Papa avere detto a parecchi personaggi del suo seguito di essere ben risoluto di non abbandonare Roma che cedendo alla forza brutale. L'organo ufficiale del Vaticano è adunque sdegnato contro coloro che negano la possibilità della par­tenza di Sua Santità, e vuole che l'opinione pubblica sia preparata a questo avvenimento.
Però le risposte che giungono al Vaticano dai Governi esteri sono poco in­coraggianti, e da un'altra parte il Papa, per partire, vuole avere l'approvazione esplicita della sua risoluzione, espressa da tre potenze. Sinora è la Francia che si mostra la più favorevole a quel progetto. Il nunzio pontificio, monsignor Czacki, il quale ha abbandonato il partito legittimista e si è strettamente legato con Gambetta e coi repubblicani moderati, lavora con uno zelo tutto particolare per decidere il Governo francese a farsi il campione della partenza di Leone XIII. Il luogo prescelto dal nunzio, e al quale i cardinali non sono punto contrari, sarebbe la Corsica. Ora si sta facendo un inventario dettagliato di tutto ciò che contiene il Vaticano. Se il Papa parte, le copie di questo inventario saranno consegnate per tempo ai rappresentanti esteri, affinché siano prese dai rispettivi governi le misure migliori per impedire al Governo italiano di biffare il palazzo Apostolico, ove invece vorrebbero inalberata la bandiera delle potenze le più favorevoli al Papa.
Tuttavia, se quella della partenza del papa era una minaccia troppe volte reiterata dal Vaticano per preoccupare seriamente il governo italiano, una manifestazione dell'episcopato straniero in favore della necessità del potere temporale, seppure soltanto simbolica, poteva significare davvero, se avesse trovato anche un'indiretta adesione delle potenze, una débàcle per la politica estera italiana. Tale manifestazione, che si sarebbe dovuta verificare l'il dicembre di quello stesso anno, fu rinviata per allora a causa della perdurante assenza da Roma del card. Hohenlohe, che avrebbe dovuto proprio in quel giorno far ritomo da Vienna e rivelare le disposi­zioni impartitegli a questo riguardo dal Bismarck e da Guglielmo IL Ancora il 31 dicembre 1881 l'esule polacco doveva scrivere:
con ogni arte tentati, rimangono con singolare fermezza ossequienti alla Chiesa e fedeli al Pontefice, né tralasciano occasione di mostrare quanto profondamente scolpita portino essi nell'animo quelle virtù (La Civiltà Cattolica, s. XI, voi. VII, pp. 585-595 (versione in latino ed in italiano), cit, pp. 389-390).
' Kulczycki a Correnti, Roma, 11 dicembre 1881. In verità, fin dal 2 dicembre 1881 il card. Hohenlohe (residente allora a Meiningen in Austria) era stato invitato dal papa a far ritomo sollecitamente a Roma per una conferenza di cardinali che si doveva tenere l'8 dicembre. Secondo quanto asseriva mons. Serafino Vannutelli, nunzio apostolico a Vienna (lettera del 5 dicembre 1881, a 2501 al card. Jacobini, segretario di Stato), il card. Hohenlohe nel ricevere l'invito era stato preso da un momentaneo malore , non aspettandosi quella convocazione. Il porporato bavarese, che già qualche giorno prima aveva sostenuto di non stare bene in salute e di voler