Rassegna storica del Risorgimento
Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno
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1997
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Carlo M. Fiorentino
Vidi jeri il cardinale di Hohenlohe tornato da Berlino; ma non potei ancora questa prima volta avere con lui un colloquio sodisfacente [sic], perché nel momento che comminciava [sic] a parlarmi del suo soggiorno a Berlino, ci venne ad interrompere monsignor Laurenzi, uditore santissimo ed amico intimo di Leone XHt. Il cardinale dovette quindi congedarmi, pregandomi a venire da lui la sera, appena sarà di ritomo da Albano, diocesi sua, ove recasi per alcuni giorni Da quel poco che potei sapere risulta che infatti il cardinale era latore di una lettera dell'Imperatore Guglielmo al Papa, circa alla quale non so ancora nulla di positivo, ma il cui contenuto spero di conoscere sia per mezzo del cardinale, sia in altro modo.
Relativamente al principe di Bismar[c]k, sembra ch'egli sia realmente propenso ad accettare il protettorato della Santa Sede ed a promuovere un'azione diplomatica collettiva in favore del Papa; ma vorrebbe esservi in certo modo costretto da una vasta agitazione dei cattolici tedeschi ed esteri. Se non è un prendere tempo ed una semplice scusa dinanzi all'insistenza più o meno diretta del partito che circonda il Santo Padre, bisogna aspettarsi una straordinaria agitazione delle società cattoliche in Germania, in Austria, in Francia ed altrove: campagna in regola della stampa, petizioni ai rispettivi parlamenti e governi all'uopo di definire la situazione del Papa, ecc.. Non credo che trattisi o possa trattarsi della restituzione di Roma col suo circondario al Papa, ma di garanzie intemazionali inestate [sic] alla stessa legge delle guarentigie italiane, che si vorrebbero però accrescere ed aumentare [sic], come scrissi a V.E. fin dall'estate decorsa; e se non mi rallegro di queste intromissioni estere, godo però di vedere che le informazioni communicate [sic] da me all'È V. siansi mostrate finora esatte, e vengono confermate oggi dalla stampa europea. Resta però a sapere ciò che realmente il principe di Bismar[c]k s'impegna a fare, e quello che ha esplicitamente promesso: e questo spero di potere conoscere dallo stesso cardinale di Hohenlohe, che conosco da gran tempo e che mi onora di una certa fiducia, essendo egli quello che parlò di queste materie col Cancelliere germanico. Mi dicono che il Papa, senza rinunziare ai diritti della Santa Sede, voglia però accettare il modus vivendi che le potenze gli avranno fatto. Se poi egli consideri ancora la partenza come un passo necessario dirimpetto all'azione diplomatica, che il principe di Bismarfc]k intende d'intavolare, ecco ciò che saprò dire esattamente a Vostra Eccellenza solo nel corso di gennaio...
differire il suo ritomo a Roma di qualche tempo (lettera a Leone XHI del 28 novembre 1881), confermò al nunzio questa sua intenzione, promettendo che avrebbe fatto ritomo in Vaticano prima delle feste natalizie (ASV, Miscellanea Leone XIII, busta 1, fase. A, sottofasc. Card Hohenlohe). Il card. Jacobini aveva colto l'occasione del viaggio del card Hohenlohe a Berlino nel novembre di quell'anno per incaricarlo di persuadete Bismarck a non limitare le sue aperture alla S. Sede alla sola applicazione discrezionale delle leggi del maggio 1875 (Falde), ma di abrogarle del tutto (v. E. SODERINI, Il pontificato di Leone XIII, eie, voi HI, p. 255, nota 2). Probabilmente a mettere in imbarazzo l'Hohenlohe verso la S. Sede era stato lo stesso Bismarck, che aveva preteso per lui una sede arcivescovile in Germania {ivi, p. 257). Tuttavia, se il porporato tedesco avesse avuto qualche istruzione, dal Cancelliere o fosse stato latore di una sua lettera al papa, come affermava Kulczycki nella lettera del 31 dicembre (v., oltre, nel testo), difficilmente ai sarebbe fermato in Austria, ma avrebbe fatto immediato ritorno a Roma.