Rassegna storica del Risorgimento

Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <183>
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// conclave di Leone XIII
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Nonostante l'inasprimento dei rapporti tra Chiesa e Stato dovuti ai fatti del luglio 1881, Leone XIII, a detta di Kulczycki, aveva continuato a sostenere, anche dietro il parere di parecchi prelati italiani, la necessità della partecipazione dei cattolici alle elezioni politiche del 1882. Tuttavia il papa non aveva potuto esplicitare il suo pensiero a causa dell'opposizione che questa volta proveniva dall'episcopato francese, sostenuto dal nun2Ìo a Parigi mons. Czacki, per il quale il conte polacco nutriva un forte rancore sin dall'epoca dell'insurrezione polacca del 1863-'64, quando ebbe ripetu­tamente a scontrarsi con lui in Roma nella sua qualità di rappresentante del governo nazionale di Varsavia. Scriveva Kulczycki nella lettera al Correnti del 18 ottobre 1882:
Molti vescovi italiani e vari cardinali erano e sono ancora persuasi della ur­gente necessità che il partito cattolico prendesse parte alle elezioni politiche di quest'anno. Il Papa pure era del medesimo parere, e l'ispirazione sua personale non era estranea alla pubblicazione dell'opuscolo II Vaticano e le eledoni politiche, che non ha guari fece tanto rumore. Ma non fu tanto l'opposizione del vecchio partito Piano che paralizzò i divisamenti dell'esitante Pontefice, quanto la repenti­na contrarietà dei vescovi francesi stimolati dal partito legittimista ridestato e rinvigorito dalla conciliazione avvenuta tra i Borboni e gli Orléans. H nuovo cardinale Czacki, che amò sempre i pettegolezzi e non conosce altra politica fuori di quella dell'intrigo e delle mene sotterranee, mandò al Papa vari dispacci col resoconto probabilmente esagerato e travisato come tutti i rapporti che antica­mente faceva a Pio IX sulle cose riguardanti la sua propria patria e i suoi propri connazionali. Da questo ripetuto resoconto risultava che, il clero, l'episcopato e i cattolici di Francia erano contrarissimi a qualsiasi partecipazione dei cattolici italiani alle elezioni, e che, ove ciò avvenisse, la licenza che il Santo Padre avreb­be data produrrebbe una tale impressione in tutta la Francia da sospendere in un tratto il denaro di San Pietro, locché si estenderebbe senza dubbio al Belgio. Dinanzi a cosi recise e minacciose dichiarazioni Leone XIII crede necessario di ritardare, quantunque a malincuore, l'autorizzazione che stava per dare al duca Salviati, capo delle associazioni cattoliche d'Italia.
I vescovi dell'Alta Italia furono dolentissimi di questa risoluzione del Papa. Monsignor Riccardi, vescovo d'Ivrea, non potè tenere al cardinale Jacobini, segretario di Stato, il dolore e lo sdegno che ne risentiva. Egli andò sino ad esclamare parlando con Sua Eminenza: Ma questo è un vero sproposito! . Il cardinale, che non sapeva come scusate il Papa di avere così facilmente accolto le insinuazioni dell'intrigante nunzio di Parigi, osservò che ciò che era inopportuno in questo momento non lo sarebbe certamente nelle successive elezioni; ma il vescovo di Ivrea gli rispose con impetuosità: Dica a Sua Santità che nelle successive elezioni non saremo più in tempo e che la Chiesa non riacquisterà forse più in Italia il terreno che sta perdendo adesso.
Aspri giudizi sul prelato polacco, accusato di aver operato in combutta con il card. Antonelli contro l'insurrezione di Varsavia e i rappresentanti del governo nazionale polacco a Roma Kulczycki li aveva già espressi nelle lettere del 12 giugno 1868, del 30 aprile e del 7 maggio 1869 al Theincr (ASV, Carte Theiner, busta 2, fase. KulcTfckt).