Rassegna storica del Risorgimento

Santa Sede. Storia. Epistolari. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <192>
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Carlo M. Fiorentino
stanno a casa loro. H motto d'ordine sarebbe di agire come se si ignorasse che il governo italiano sta a Roma, come se non ci fosse. Si farebbero quindi le proces­sioni senza badare menomamente alla proibizione governativa. Il governo per imporre la sua legislazione dovrebbe provocare delle collisioni, discendere ad atti di violenza. Se questi accadessero il Papa si chiuderebbe nuovamente in Vaticano e direbbe all'Europa: Vedete che la prigionia di Pio IX non era un sogno e che, dopo avere tentato di fare diversamente, il nuovo Papa ha dovuto chiudersi anch'eglL Le potenze vedono adunque che il Papato e il governo italiano non possono coesistere insieme nella città etema. H Papa farebbe lo stesso se il partito radicale l'insultasse. Direbbe che il governo è impotente a frenarlo; e il governo dovrebbe continuamente impiegar tutta la sua energia a prevenire insulti al Papa e collisioni fra radicali e clericali. Sarebbe un mestiere da stancare la più robusta pazienza. Limitato nell'esercizio del suo supremo magistero dalla legislazione italiana o molestato dai radicali, il Pontefice potrebbe dire ai popoli e ai governi: H Papa libero e l'Italia a Roma sono incompatibili. Il Papa ha voluto esser libero facendo quello che faceva sempre, e si è trovato legato e paralizzato. H Papa era prigioniero morale, ora è prigioniero materiale. In presenza di tale situazione il governo dovrebbe accettar l'alternativa di esser chiamato persecutore dal mondo cattolico o di sentirsi dire dai liberali che è divenuto una semplice guarnigione come lo erano le armate d'occupazione francesi ed austriache.
Tuttavia questo progetto, lo ripeto, non si sa se sarà definitivamente appro­vato e messo in pratica da Leone XHI, il quale essendo stato eletto oggi non ha ancora fatto conoscere la sua politica. Quindi potrebbe darsi che tale programma venisse modificato.
Sono intatti malcontenti che il forte Sant'Angelo non abbia tirato cent'un colpo [sic] al segnale delle campane di San Pietro. L'annunzio della proclamazione di Leone XIII, essendo stato fatto dalla loggia di San Pietro, urbi et orbi, ai popoli e ai governi, non è uso della corte pontificia di mandar avvisi speciali come i principi secolari a notificar l'ascensione del Papa alla cattedra di San Pietro, e specialmente poi nella medesima città.
Aggradisca i sensi della mia vera considerazione e sincera amicizia.
N. 8
Roma, 5 marzo 1878
HLmo Signor Commendatore
Secondo la domanda di V. E. ho parlato con parecchi ragguardevoli perso­naggi del Vaticano ed ecco il risultato di questi colloqui nel quale prego V. E di non vedere alcun mio parere o consiglio personale, che sarebbe privo dell'autorità propria alle presenti riflessioni.
Dopo la circolare del ministro dell'Interno ai prefetti sulla non partecipazio­ne dell'esaltazione di Leone XIII; dopo la polemica dei giornali su tal argomento vivamente deplorato da un Cardinale; dopo la serie di malintesi o sbagli che determinarono il Papa a non più celebrare la sua incoronazione nella basilica Vaticana; dopo le dimostrazioni dell'altra sera non ripresse [sic] immediatamente dall'autorità, ed in presenza del parato fanatico che spinge nuovamente il Papa