Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno <1997>   pagina <197>
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Il Comitato di Torino 1895-1995
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Il culto patriottico tradizionale si trovava dunque a convivere con un quadro di riferimento in rapida evoluzione, agitato da fermenti nuovi che soprattutto in seno all'intellettualità antigiolittiana prendevano la forma della contestazione verso interpretazioni consolidate, invitando a cercare nel­l'analisi spregiudicata delle origini dell'Italia unita - si pensi a Giovanni Amendola e alla sua celebre frase l'Italia come è oggi non ci piace una risposta alle molte inquietudini del presente.6) Il disagio era avvertito dalla stessa storiografia erudita e portava a un'insofferenza crescente nei con­fronti del carattere retorico e oleografico di troppa bibliografia risorgimen­tale, contro la quale occorreva favorire l'approntamento di nuovi strumenti di lavoro scientifico (e infatti quegli anni vedono il fiorire di numerose riviste regionali dedicate al Risorgimento) e stimolare un più vigile approc­cio storiografico.
Era abbastanza naturale che da questa realtà in movimento sorgesse l'idea di un'associazione culturale in grado di dare voce e struttura organiz­zativa a quelle esigenze. In effetti, le discussioni emerse nel corso del congresso milanese portarono alla luce, sia pure in forma inevitabilmente caotica, la varietà di temi e di proposte accumulatasi nel corso degli ultimi anni, ma soprattutto dimostrarono che lo sbocco organizzativo non poteva essere rinviato oltre.7)
La commistione, che caratterizza il dibattito intorno al Risorgimento nei primi anni del secolo, tra le istanze votate al rinnovamento scientifico e gH appelli di chi rimane saldamente ancorato al valore educativo e mito-poietico del Risorgimento,8) trova proprio nella Società nazionale il luogo di coagulo e di massima visibilità. I modi con cui si era arrivati alla sua istitu­zione, gli uomini coinvolti nell'operazione (e sui cosiddetti risorgimentisti di inizio secolo rimane esemplare il profilo fattone da Ernesto Sestan),9) le
*> Cfe. E. GENTILE, II mito dello Stato nuovo dall'antìgolittismodaifascismo, Roma-Bari, La­terza, 1982.
7> Sulla discussione apertasi al congresso ejsui suoi precedènti rinvio a M. BAIONI, ha "rrìhiofie della patria. Musei e istituti del culto risorgimentale (1884-1918), Quinto di Treviso, Pagus, 1994.
ff> Le divergenze tra i pretoriani della scienza e le vestali del mito, secondo l'ica­stica e colorita definizione di Ghisalberti (Relazione sulla storia dell'Istituto, in Grandi problemi della storiogwfia del Risorgimento. Aiti delKLVW, Congresso di storia del Risorgimento italiano, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1978, p. 18), emergono soprattutto nella discussione sui musei del Risorgimento, dai primi intesi come sedi di raccolta documentaria in cui raflestimcnto dei materiali sia ispirato a criteri che nulla concedano all'improvvisazione e al feticismo, le seconde viceversa legate alla concezione sentimentale del musco e al suo carattere essenzialmente educativo e patriottico; cfr. Atti del primo congresso per la storia del Risorgimento italiano cit,, pp. 73-90.
*> Nelle deputazioni, nelle società storiche, nelle accademie erano poco più che tolle­rati, su per giù come dei dilettanti non toccati ancora: e forse destinati a non essere toccati mai dall'austera vocazione degli studi severi; poco più che dei giornalisti; e si sa quale giudizio inappellabile implicasse quel termine in bocca agli eruditi Non che avessero ogni