Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
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1997
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pagina
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Massimo Baioni
tematiche trattate, la tradizionale chiusura del mondo accademico nei confronti della storia contemporanea, contribuivano a conferire alla nuova associazione la struttura eterogenea ed eclettica che avrebbe accompagnato buona parte della sua storia nel corso dei decenni successivi.
Dalla Rivista storica del Risorgimento italiano al Comitato piemontese della Società nazionale per la storia del Risorgimento
Tra gli obiettivi indicati nello statuto provvisorio della Società nazionale uno dei più importanti riguardava la costituzione di comitati regionali, che avrebbero dovuto assicurarle un forte radicamento nel territorio e fungere da veicoli di promozione dei suoi scopi scientifici ed educativi10)
Per ovvie ragioni, Torino e il Piemonte non potevano guardare con indifferenza alle molte novità che si stavano profilando. Sin dagli ultimi decenni dell'Ottocento si erano susseguite le iniziative volte a caratterizzare il capoluogo come centro propulsore di manifestazioni patriottiche, quasi a compensare sul piano celebrativo e simbolico il colpo maldigerito inferto con il trasferimento della capitale a Firenze e poi a Roma. Il grande padiglione di cimeli e documenti risorgimentali allestito negli spazi dell'Esposizione nazionale tenutasi a Torino nel 1884 e l'idea connessa di utilizzare i materiali pervenuti da tutta Italia allo scopo di costituire un Museo nazionale del Risorgimento, erano stati due passaggi centrali nella definizione di un'immagine volta ad affermare una sorta di leadership patriottica.11)
torto quelli che cosi giudicavano. Effettivamente, fra i cultori della storia del Risorgimento confluivano, allora, gli elementi più disparati: vecchi signori nostalgici della lontana gioventù, più o meno mescolati, come attori o semplicemente testimoni, a quei fatti; rievocatori di personali memorie o della propria famiglia; narratori di aneddoti e, in genere, di storia episodica; oratori ufficiali pronti sempre ad ogni patriottica rievocazione; borghesi e militari, politici e politicanti, in attività di servizio o in ritiro; repubblicani arrabbiati sfoganti in perentorie condanne l'ira e la disillusione per quello che sarebbe potuto e specialmente dovuto avvenire e che non era avvenuto; sabaudisti convinti, o convertiti, lieti di affrescare una marcia gloriosa, rettilinea, da Novara a Porta Pia (non si era ancora scoperta, come punto di avvio, la battaglia di Torino, 1706); massoni; mangiapreti; moderati scuotenti sconsolatamente la testa perché la Sinistra* evangelicamente, non sapeva quello che aveva fatto la Destra; tutta gente, in genere, poco fatta per l'erudizione storica, ma che poi accresciuta e risanguata da clementi provenienti dalla scuola e dal mondo accademico, creerà anch'essa una sua erudizione (E. SESTAN, L'eruditone storica in Italia, in Cinquantanni ài vita intellettuale italiana 1896-1946. Scritti in onore ài Benedetto Croce per il suo ottantesimo anniversaria* a cura di C ANIONI e R. MATTIOLI, v> 2, Napoli, E.SP{., 1950, p. 442).
io) Cfr. SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO, Schema ài statuto approvato nella Seàuta 9 Novembri 1906 àt
"j Sull'importanza dell'uso politico della storiografia e sul suo intreccio con altre espressioni di pedagogia politica, specialmente nel contesto torinese, è fondamentale il libro di U. LEVRA, Fare gli italiani. Memoria e celebratone del Risorgimento, Torino, Comitato di Torino dell'Istituto per la storia del Risorgimento, 1992. Riferimenti all'Esposizione dcU'84 e alla sua