Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno
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1997
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pagina
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200
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200
Massimo Baioni
piemontese della Società nazionale per la storia del Risorgimento: essa infatti costituiva il precedente storico più immediato a cui potevano guardare quanti aspiravano ad agganciare Torino e il Piemonte al clima di risveglio scientifico e di vitalità organizzativa che nei primi anni del secolo stava investendo gli studi sul Risorgimento.
Non è dunque un caso che intellettuali come Rinaudo e Manzone, insieme ad alcuni esponenti autorevoli dell1'establishment politico-nobiliare-militare quali il barone Antonio Manno e il generale Uberto Govone, prendessero parte attiva al congresso milanese del 1906, facendosi solleciti promotori di un Comitato piemontese della costituenda Società.
Tuttavia, nonostante la tempestività con cui era stata condotta, l'idea non raccolse inizialmente consensi unanimi, specialmente tra quanti avrebbero dovuto esserne gli interlocutori naturali. Esemplari, da questo punto di vista, sono le resistenze incontrate al momento di coinvolgere il Consìglio direttivo del Museo del Risorgimento di Torino, vale a dire l'istituzione cittadina depositaria della vulgata e della rappresentazione del Risorgimento.18)
Tommaso Villa l'uomo politico che aveva dedicato molte energie alla fondazione del Museo e di cui è stato sottolineato il vivace ruolo di propagandista del mito risorgimentale secondo l'ottica nazional-popolare di derivazione crispina19) fu perentorio nell'esporre le ragioni che sconsigliavano di accettare la proposta: egli affermò che l'Ente Museo non può legalmente esercitare un'azione che sia estranea al compito assegnatogli dallo Statuto, avanzando il timore che la nuova istituzione, la quale ha scopi in buona parte identici a quelli della nostra, voglia sostituirvisi.
Ritornavano a galla i residui di rivalità e di orgoglio municipale che erano stati un fattore di condizionamento tutt'altro che trascurabile nella costruzione del mito risorgimentale e nell'organizzazione di molte manifestazioni celebrative nei primi decenni postunitari. Nel suo intervento Villa citava infatti l'esempio dei musei del Risorgimento:
In origine, quando sorse l'idea di un Museo Nazionale del Risorgimento Italiano in Torino, questo doveva essere unico in Italia: in seguito sorsero altri Istituti analoghi in varie altre Città, ma ciò non vuol dire che si debba ora tornare indietro, rinunciare a quanto già si è latto, e lasciar credere che si voglia abdicare ai diritti di precedenza ed aggregarsi ad un'altra Istituzione per quanto questa abbia intenti nobili e patriottici20)
wì Cfr. la lettera di Govone, Manno e Manzone al presidente del Museo del Risorgimento, 9 gennaio 1907 (ACT, Serie I, ri, 46).
9 Cfr, U. JJWRA, Fare g/i italiani cit.
29 Musco Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, verbale della seduta del 25 gennaio 1907 (ACT, Serie t, n. 46).