Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno
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1997
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pagina
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201
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// Comitato di Torino 1895-1995
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Da queste parole, che rispecchiavano l'orientamento e lo stato d'animo prevalenti in seno al Consiglio del Museo,21) emerge chiaramente il timore che la Società nazionale potesse configurarsi come lo strumento dietro il quale si celava una manovra per accentrare in Milano (e nel suo Museo del Risorgimento) il controllo e il coordinamento delle iniziative intorno al Risorgimento.
Si trattava in buona parte di un equivoco, poi dissipato grazie a una serie di puntualizzazioni che chiarivano le finalità di promozione scientifica e di propaganda patriottica della Società:22) nondimeno, esso può essere considerato una spia delle resistenze di varia natura che la neonati associazione avrebbe incontrato nel suo non facile cammino. Lo stesso Manzone ammetteva che se l'equivoco era stato superato, ne restavano le conseguenze: egli infatti aveva ottenuto che la sua antica rivista, riattivata come organo scientifico della Società (in realtà avrebbe assunto il nome II Risorgimento Italiano, editori i fratelli Bocca), venisse stampata in Torino, ma gli accordi presi in proposito con la Società tipografico-editrice nazionale rischiavano di saltare qualora, di fronte a un dissidio tra Museo del Risorgimento e Società, fosse venuta meno la certezza di una solida base della Società sul territorio regionale.23)
La decisione di indicare Torino come sede dell'assemblea annuale che la Società avrebbe tenuto nel 1908 può essere letta anche alla luce di quelle iniziali incomprensioni, configurandosi come un modo per attenuare il faticoso esordio della nuova istituzione e per bilanciare quella che a molti era sembrata un'aspirazione egemonica milanese. Né andrebbe trascurato, nel considerare il terreno insidioso in cui il Comitato muoveva i primi passi, il peso condizionante che nel contesto torinese esercitavano istituzioni culturali di antica e consolidata tradizione (per esempio, la Deputazione di storia patria, la Società storica subalpina, l'Accademia delle Scienze), con le
2>) H sindaco Frola, nella veste di presidente del Musco, concluse la seduta proponendo di comunicare agli interlocutori che B Consiglio, pur apprezzando altamente i nobili e patriottici intenti che il nuovo Istituto si propone, non ritiene, per speciali ragioni di opportunità, di accogliere la proposta fatta, anche specialmente perché il nostro Museo non può, come Ente morale, esercitare un'azione che non sia quella strettamente indicata dal suo Statuto: lasciando però ben inteso ai singoli membri la più ampia facoltà di appoggiare l'iniziativa nel modo che crederanno più opportuno (*r). Si veda minuta di Frola a Uberto Govonc, 26 gennaio 1907 (/).
2 Vittorio Ferrari, a nome della Società, scrisse a Rinaudo rassicurandolo circa la natura della nuova istituzione: lungi dal volersi presentare come un'appendice del museo milanese, essa intendeva spingere gli studiosi a fruttuose indagini e a curare la pubblicazione dei documenti meritevoli di essere conosciuti (questa precisazione di Ferrari viene riportata da Rinaudo in una sua lettera al sindaco del 3 febbraio 1907, /tv).
2*) Cfr. tetterà di Manzone al sindaco, 19 febbraio 1907 {ivi).
) Cfr. lettera di Bassano Gabba, presidente della Società, al sindaco di Torino Frola, 7 aprile 1908 <m).