Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno
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1997
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pagina
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Massimo Baioni
quali non sembrava agevole trovare un terreno d'intesa che eliminasse il rischio della sovrapposizione di iniziative.25)
Superati i primi ostacoli, il Comitato piemontese fu formalmente costituito nello stesso 1907 e si dotò di una propria struttura organizzativa.2 La presidenza venne affidata al marchese Cesare Ferrerò di Cambiano, che l'avrebbe conservata ininterrottamente fino alla morte, sopraggiunta nel 1931. Personaggio di un certo rilievo nella Torino di inizio secolo, simpatizzante Crispino destinato a diventare negli anni della guerra il principale leader della deputazione piemontese di destra ed esponente di grandi interessi fondiari e finanziari, azionista del Giornale d'Italia di Sonnino e di Bergamini,27) Ferrerò di Cambiano si accinse a guidare il Comitato seguendo un indirizzo che, senza discostarsi dalla tradizionale linea dinastica, ne avrebbe irrobustito via via i contenuti con iniezioni di nazionalismo politico e culturale,28)
Il primo Consiglio direttivo, nel quale alla folta componente nobiliare e militare si univa la presenza di alcuni esponenti del mondo intellettuale-accademico e di cultori di storia patria, comprendeva il generale Valentino Chiala (vice-presidente), il conte Uberto Covone (segretario), l'avvocato Giuseppe Bocca (tesoriere), e i consiglieri professore Pietro Fedele, conte Mario Mori degli Alberti, tenente generale Giuseppe Perrucchetti, professore Giuseppe Roberti, professore Francesco Ruffini e nobile Giovanni Sforza.
Nel giro di pochi anni il Consiglio sarebbe stato rinforzato con l'inserimento di altri membri, tra cui Giuseppe Prato (uno dei primi studiosi di storia economica risorgimentale), insegnanti di scuola superiore quali Giovanni Bragagnolo, Carlo Contessa, Carlo Pio De Magistris, il generale conte Alberto Morelli di Popolo, Ildegarda Occella, ma soprattutto Costanzo Rinaudo (vice-presidente dal 1917 dopo le dimissioni di Chiala) e l'attivissimo Adolfo Colombo. Questi, in particolare, divenne l'elemento di raccordo tra il Comitato e il Museo del Risorgimento, a favore del quale cominciò a prestare la sua opera fino a diventarne nel 1926 il direttore. A sua cura uscì nel 1911 un ricco catalogo in cui, illustrando vetrina per vetrina gH oggetti e i documenti esposti nel Museo (con brevi schede di
Nel 1914. prendendo a esempio un supplemento risorgimentale della Società Sto-rica Subalpina (presieduta da Ferdinando Gabotto), Ferrerò di Cambiano ne rilevava il carattere di duplicato rispetto ai lavori intrapresi dal Comitato: Egli e convinto del danno di questa dispersione di forze e di mezzi e deplora che non si sia riusciti ad accentrare le energie sparse, permettendo una azione più intensa ed efficace {Verbali: Comitato regionale piemontesi, in BSNSR, 1914, n. 5, p. 2).
2 Cenni sulla storia del Comitato per il periodo 1907-1932 (a firma di Adolfo Colombo) si trovano in SOCIETÀ NAZIONALE PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO ITALIANO, TOCV anni dì vita delia Società Nazionale per la Storia del Risorgimento (cronistoria), Roma, Consiglio Centrale della Società, 1933, pp. 41-44.
2?) V. CASTRONOVO, Torino, Roma-Bari, Laterza, 1987, p. 220.
> Per alcuni dati biografici efe il necrologio di A. COLOMBO, in K./., 1931, n. 1, pp.*34.