Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno <1997>   pagina <203>
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// Comitato di Torino 1895-1995 203
informazione biografica), Colombo sottolineava l'assenza di quella confusa varietà di reliquie e di gingilli di poco valore che in molti Musei fanno mostra non bella e di nessuna efficacia educativa.29)
Ad uno sguardo complessivo e nonostante le non poche difficoltà di ordine economico e organizzativo che rallentavano l'espansione della So­cietà nazionale e dei suoi organi locali, il Comitato piemontese riuscì co­munque a ritagliarsi un posto dì rilievo nella rete periferica della Società, sia per ciò che atteneva alle iniziative editoriali sia per quanto riguardava l'organizzazione dì manifestazioni celebrative. Più deludenti e certamente inferiori alle aspettative furono invece i risultati conseguiti nel settore del reclutamento dei soci La propaganda in questo senso non diede i frutti sperati. Dei 774 soci che la Società annoverava tra le sue file nel settembre 1913, 117 provenivano dal Comitato piemontese (contro i 148 del 1908), mentre erano 243 gli iscritti a quello lombardo.30) La forbice tra i due più prestigiosi comitati regionali era destinata ad allargarsi ulteriormente. All'inizio degli anni Trenta, mentre si profilava l'intervento fascista nel riordinamento degli istituti storici, il Comitato lombardo garantiva da solo quasi un terzo dei 3.000 soci della Società, laddove il Comitato piemontese non toccava i 300.
Se consideriamo il peso che le rivalità municipaliste e la rivendicazione di primati patriottici esercitavano nell'attività di questi sodalìzi culturali, non meraviglia il fatto che una simile sproporzione numerica fosse motivo di non poca contrarietà all'interno del Consiglio direttivo piemontese.31) Fu anche a causa dell'impossibilità di competere a questo livello che il Comi­tato riversò le sue maggiori risorse sul versante scientifico, promuovendo una serie di pubblicazioni che nelle intenzioni avrebbero dovuto assicurargli almeno il primato culturale. Un obiettivo, possiamo aggiungere, che sarebbe stato raggiunto e che costituisce, sia pure con le inevitabili oscillazioni qualitative presenti in una produzione scientifica di durata ormai quasi secolare, l'anello di congiunzione tra le diverse stagioni storiche attraversate dal Comitato.
L'ambizione di dare spessore a questo profilo scientifico-culturale si rintraccia fin dagli esordi, anche perché a spingere in quella direzione contribuiva il solido retroterra di erudizione storiografica da cui provenivano
2 Il Museo nazionale del Risorgimento italiano. Catalogo-guida Torino, Tip. Enrico Schioppo, 1911, pp. 3-90
* Ofr. BSNSR, 1913, n. 5.
3 Nel 1924 Ferrerò di Cambiano, constatato un certo incremento dei soci, lamentava che esso fosse ancora lontano dalle dimensioni che avrebbe dovuto assumere in tempi come i presenti, per il prestigio di un sodalizio quale è la nostra Società e in una regione come la Piemontese ricca più di qualsiasi altra di tradizioni e di Storia patriottica e di studi ad essa attinenti; Comitato regionale piemontese. Assemblea generale dei soci dell'11 maggio 1924t in RSR, 1924, n. 2, p, 541.