Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
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1997
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Massimo "baioni
ganda.63) I soci di cui Ferrerò di Cambiano aveva più volte lamentato l'esiguità a confronto con la florida situazione di Milano conobbero un'impennata (nel solo 1934 furono ben 346 i nuovi iscritti),64) fino a raggiungere nel 1936 la punta massima di 729. La Cassa di Risparmio di Torino mise a disposizione un sostanzioso contributo annuo; il rettore dell'Università Pivano e lo storico Francesco Cognasso si impegnarono a promuovere il reclutamento tra i docenti e gli studenti universitari: ma anche giornali, privati cittadini, sodalizi come l'Associamone Mitraglieri, il Nastro Aurro, la Dante Alighieri furono invitati a risollevare le sorti del Comitato.65) Non c'è dubbio che in questo senso il dinamismo della presidenza de Vecchi agisse da stimolo potente, benché sia ragionevole avanzare qualche riserva sul grado di spontaneità di un incremento tanto rapido delle adesioni, a determinare il quale non dovevano essere evidentemente estranee ragioni contingenti di opportunismo politico.
La presenza di de Vecchi alla guida del Comitato si concluse nel marzo 1933, quando egli ottenne da Mussolini l'incarico di risolvere la crisi intema alla Società nazionale, della quale fu nominato prima commissario straordinario e poi presidente. Ma uomini di stretta osservanza devecchiana, come il suo successore Giorgio Bardanzellu (che dall'aprile 1931 teneva la vicepresidenza),66) si incaricarono di assicurare la continuità all'indirizzo del Comitato, la cui attività fu seguita sempre con un occhio di riguardo dal quadrumviro.
L'attività di de Vecchi nell'ambito del processo di riorganizzazione degli istituti e degli studi storici, che prese corpo soprattutto attraverso la riforma legislativa del 1934-35,67) la presidenza della nuova Giunta centrale per gli studi storici e la conduzione del ministero dell'Educazione nazionale, viene solitamente associata agli impulsi accentratori e ai drastici interventi di bonifica fascista della cultura68) che la ispirano.69) Gli studi non sono però
63/ Cfr. R.L 1932, a. 2, p. 556. ) Cfr. RSR, 1935, v. I, n. 3, pp. 443-444.
9 L'adunanza del Comitato torinese, in RSR, 1934, n. 3, pp. 636-637; RSR, 1935, v. I, n. 3, pp. 443-444.
<*<9 Cfr. Notiziario del Comitato. L'Assemblea generale dei soci, in R.I., 1931, n. 3, p. 603.
67l L'Istituto storico italiano, esistente dal 1883, era stato trasformato in Istituto storico per il medioevo, con presidente Pietro Fedele. La Scuola storica nazionale (attiva dal 1923) era divenuta Scuola nazionale di studi medioevali II Comitato nazionale per la storia del Risorgimento (fondato nel 1906) era stato soppresso e le sue funzioni erano state affidate in parte alla Società nazionale per la storia del Risorgimento, in parte al nuovo Istituto storico per l'età moderna e contemporanea (presieduto da Francesco Ercole), alle dipendenze del quale funzionava la Scuola di storia moderna e contemporanea diretta da Gioacchino Volpe. Nel 1935, infine, fu creato l'Istituto per la storia antica, sotto la guida di Pietro De Francisci.
**) I più significativi interventi di quel periodo, come presidente della Società nazionale per la storia del Risorgimento e della Giunta centrale per gli studi storici, oltre che come ministro dell'Educazione nazionale, furono raccolti da de Vecchi nel volume Bonifica fascista dilla cultura, Milano, Mondadori, 1937,
*5 Gfif. tra gli altri A. SATITA, L'organizzazione degli studi storici, in Federico Chabod e la