Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
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1997
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pagina
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211
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Il Comitato di Torino 1895-1995 211
andati molto al di là di questa soglia conoscitiva, che coglie indubbiamente il lato più appariscente dell'operazione ma non contribuisce a sollevare le molte altre implicazioni che vi sono sottese. In particolare, le soluzioni adottate per il riassetto organizzativo degli studi di storia contemporanea si intrecciano con il rapporto fascismo-Risorgimento: in merito a questo nodo cruciale le posizioni all'interno della cultura fascista furono tutt'altro che univoche, risentendo delle diverse interpretazioni del passato (basti pensare da un lato alle tesi continuiste di Volpe e Gentile, dall'altro ai fautori del fascismo integrale e rivoluzionario , che inneggiavano alla rottura totale con il passato) e della funzione che esse dovevano assolvere nell'evoluzione politica del regime.70)
Si tratterebbe dunque di capire, superando il fastidio per la retorica debordante che emana dalla prosa di de Vecchi e per l'invasione della militanza ideologica nella pratica scientifica,71) quali effetti la sua azione abbia avuto nel condizionare l'assetto istituzionale, le iniziative culturali, gli studi e l'interpretazione del Risorgimento.72) Tanto più che, come è stato notato, l'indirizzo sabaudo-fascista, o quello che Aldo Garosci ha definito il pasticcio romano-sabaudo-nazionalistico,73) ebbe un innegabile seguito, non soltanto politico, ma storiografico, specialmente negli ambienti torinesi già così sensibili ai vellicamenti del sabaudismo e in tanta produzione storiografica degli anni Trenta.74)
I meccanismi messi in moto da de Vecchi a capo della Società nazionale per la storia del Risorgimento produssero conseguenze di notevole impatto. I mutamenti investirono l'assetto organizzativo non meno dell'indirizzo culturale della Società, la quale, adeguandosi anche nominalmente al profilo dei nuovi istituti creati con il riordinamento legislativo, si trasformò nel giugno 1935 nel R. Istituto per la storia del Risorgimento italiano.
nuova storiografia italiana dal primo al secondo dopoguerra (1919-1950), a cura di B. VlGEZZl, Milano, Jaca Book, 1983, pp. 511-519; R. DE FELICE, Gli storici italiani nel periodo fascista,, ivi, pp. 559-618; A. CASATI, Storici italiani fra le due guerre citi S. SGLDANI, Risorgimento, in II mondo contemporaneo, , Storia d'Italia, 3, Firenze, La Nuova Italia, 1978, pp. 1143-1148.
70) Su questi temi cfr. almeno P.G. ZUNINO, L'ideologìa del fascismo. Miti, credente e valori neOa stabiliscanone del regime, Bologna, Il Mulino, 1985, pp. 88-121; utili anche alcuni saggi inclusi nel volume limito del Risorgimento nell'Italia unita cit
) Deve dunque sorgere ancora per la nostra epoca nata, sviluppatasi, ed agguerrita di unghie e rostri solidissimi, una storia nostra ad uso di nessuna delle correnti del passato molteplici, ma unica ad uso dell'avvenire, che è avvenite fascista: C. DE VECCHI DI VAL ClSMON, Rivediamo la storia, in RSR, 1935, voi. I, n. 5, ora in Io., Bonifica fascista della cultura cit, p. 95.
?2j Per una prima esplorazione in questa direzione rinvio a M. BAIONI, Fascismo e Risorgimento. Llstitutoper la storia del Risorgmento italiano, m Passato e presente, 1997, n. 41, pp. 45-75.
73) A. GAROSO, Pensieri sulla traditone sabauda. L'Italia e il Piemonte, in 11 Ponto, 1949, n 8-9-
70 A. D'ORSI, Un profilo culturale, in V. CASÌRONOVO, Torino cit, p. 587.