Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno <1997>   pagina <212>
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Massimo Baioni
Il rapporto tra la sede centrale e i comitati locali fu modificato in pro­fondità dal processo di accentramento innescato dal quadrumviro. Il nuovo statuto della Società, approvato con r.d. del 29 luglio 1933, dava indicazioni molto precise in proposito: l'approvazione per la costituzione di nuovi comitati e la nomina dei presidenti locali erano avocate direttamente al presidente della Società, al quale i comitati erano pure obbligati a rivolgersi per ottenere il placet in materia di iniziative editoriali
Il dato più gravido di conseguenze, rispetto al tema che stiamo af­frontando, era legato alla soppressione dei comitati regionali, che lasciavano il posto a una rete associativa di tipo provinciale. La decisione sorgeva apparentemente in controtendenza rispetto ad altri provvedimenti coevi approvati dalla Giunta centrale per gli studi storici e voluti con ostinazione dallo stesso de Vecchi, come quelli per esempio che stabilivano la riduzione delle deputazioni di storia patria (ridistribuite geograficamente su scala regionale) e addirittura Feliminazione delle società di storia patria (ridotte a semplici sezioni delle deputazioni regionali).
Nel caso dell'Istituto per la storia del Risorgimento la costituzione di comitati provinciali, più che a non meglio specificate necessità culturali,75) rispondeva essenzialmente a un'esigenza di tipo propagandistico e mirava a un ritorno di immagine: certo essa era ben lontana dal significare un'opzione verso il decentramento, come dimostra la rigida limitazione del­l'autonomia operativa dei comitati. Gli effetti di questa politica di semplifi­cazione voluta dal centro si abbatterono anche sulle riviste e i bollettini locali: periodici che avevano una loro storia dignitosa, come La Lombardia nel Risorgimento e 11 Risorgimento italiano, furono costretti a chiudere i battenti, sacrificati al dogma dell'accentramento che voleva la Rassegna storica del Risorgimento come l'unica voce scientifica ufficiale dell'organizzazione.
Le novità erano dunque di non poco conto. La strutturazione attuale del Comitato di Torino ha la sua origine proprio in quella fase di trapasso, quando, insieme ad altri nuovi comitati provinciali (Alessandria, Cuneo, Novara, Vercelli), venne ad ereditare le funzioni del disciolto Comitato piemontese. Il passaggio fu realizzato in modo indolore, senza i traumi e gli scossoni che in altri contesti (è il caso, per esempio, del Comitato marchi­giano, dove sopravviveva un retaggio liberale con qualche inclinazione massonica e anticlericale) davano voce a uno stato di malessere nei con­fronti della nuova gestione della Società- La presidenza di Bardanzellu, fedele esecutore degli ordini di de Vecchi, stava a dimostrare la solida continuità rispetto alla precedente struttura regionale, la cui fisionomia peraltro aveva sempre risentito di una netta identificazione con il capoluo-
75) C. DB VECCHI DI VAL ClSMON, Il Risorgimento per il primato e t'Impero, in RJ*R, 1935, voi II, n. 1, oca anche in fc>., Bonifica fascista della cultura cit., p. 102.