Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno <1997>   pagina <214>
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Massimo Baioni
L'esaltazione della dinastia sabauda e delle glorie piemontesi si impose come asse interpretativo di questa attività e insieme funse da veicolo di rivendicazione di un'identità che intendeva vivere nel presente e nutrirsi del retaggio della tradizione militare. I tasti su cui venne articolata la santifica­zione della dinastia e il ruolo del Piemonte nella storia d'Italia furono molteplici. Se nel decennio precedente un vastissimo battage era stato intes­suto nel 1928 intorno alla celebrazione del quarto centenario di Emanuele Filiberto, collegato in chiave attualizzante al decimo anniversario della vittoria nella Grande Guerra,79) negli anni '30 spiccavano l'allestimento di altre mostre storiche di argomento sabaudo e il ciclo di celebrazioni dei Grandi Italiani del Piemonte: vi rientravano, tra le altre, le conferenze di Vittorio Cian su Gioberti, di Francesco Salata su Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, di Roberto Forges Davanzati sul principe Eugenio, di Arrigo Solmi su Amedeo VDL)
In questa composita galleria di manifestazioni, cementata da un co­mune denominatore ideologico, non c'è dubbio che un posto di rilievo assoluto spettasse all'inaugurazione del Museo del Risorgimento nella nuova sede di Palazzo Carignano, ostentata a titolo d'orgoglio dalla Consulta del Comitato al congresso del 1938. Il suo lavoro era stato infatti assorbito in larga parte dall'approssimarsi di questa importante scadenza81) e anche negli anni successivi, ben oltre la caduta del fascismo, la scala delle priorità avrebbe visto al primo posto il completamento delle sale espositive del Museo.
Quello relativo ai musei era un capitolo che l'Istituto per la storia del Risorgimento si trovò ad affrontare a più riprese senza riuscire sempre a cogliere risultati soddisfacenti. Il fascismo aveva ereditato dall'Italia liberale una realtà museale ideologicamente composita, benché concentrata geografi­camente nelle città settentrionali del paese (con qualche presenza in quelle del Centro e il caso isolato di Palermo nel Meridione). In larga parte ab­bandonati a se stessi, poveri di mezzi di finanziamento e di personale, queste istituzioni (soprattutto nei centri minori) sopravvivevano grazie alla cura appassionata di cultori locali, che non a caso vi avevano portato un gusto e una filosofia espositiva fortemente personalizzati.82)
Trovandosi a gestire questa eredità, il fascismo cercò di piegarla in qualche modo ai propri fini: con la riforma degli istituti storici, la sorve-
Cfr, ha Mostra Storica Sabauda e dalla Vittoria nelle Celebrazioni Torinesi del IV Centenario di Emanuele Filiberto e delX Anniversario dilla Vittoria Tonino, Chìantorc, 1928.
0 Cfr. RSR, 1935, v. II, n. 4, pp. 677-678 e v. II, n. 6, p. 956.
80 Cfr. G. DE VECCHI Ed VAL OSMON, Notile sul riordinamento del Museo del Risorgimento in Torino t in Atti dei'XXIV Congresso dì Storia dei'Risorgimento italiano (Venezia, 10-14 settembre 1936), Roma, Vittoriano, 1941, pp. 255-259.
?} Cfr. M. BAIONI, La religione della patria cit