Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno
<
1997
>
pagina
<
215
>
Il Comitato di Torino 1895-1995
215
glianza dei musei fu affidata direttamente all'Istituto per la storia del Risorgimento, che la poteva esercitare attraverso Ì suoi comitati locali. Inoltre, all'inizio degli anni '30, sulla spinta del grande successo riscosso dalla Mostra della rivoluzione fascista,83) i musei del Risorgimento tornarono ad essere oggetto di un'attenzione non rapsodica, come dimostrano alcuni dibattiti congressuali e soprattutto le molte proposte avanzate da Antonio Monti, il direttore del Museo di Milano.84)
In questo quadro di luci e ombre, il Museo del Risorgimento di Torino occupava un posto e un valore a sé stanti:85) una condizione che esso condivideva con il Museo Centrale del Risorgimento di Roma, al cui annoso stato di incertezza neppure l'Istituto riuscì peraltro a dare una risposta efficace e stabile, nonostante gli sforzi di de Vecchi. Il suo carattere nazionale, il trovarsi nella città culla del Risorgimento facevano del Museo torinese un luogo privilegiato di memorie storiche a cui attingere ai fini della costruzione dell'identità nazionale. La fisionomia di questa identità comportava, nel caso specifico, la confluenza del filone dinastico tradizionale nell'ideologia fascista, in contrapposizione più o meno esplicita con altre varianti di quell'identità che nello stesso alveo del regime miravano ad orientare diversamente il rapporto tra presente e passato.
Nel 1930 le collezioni del Museo torinese erano state trasferite dalla Mole Antonelliana al Palazzo del Giornale nel Parco del Valentino, in attesa che fosse disponibile una nuova sede, più tardi individuata nel prestigioso Palazzo Carignano. Con decreto prefettizio del 13 febbraio 1936 e in ottemperanza alla nuova legge del 1934 che attribuiva all'Istituto per la storia del Risorgimento la sorveglianza sui musei, il Consiglio direttivo del Museo torinese venne sciolto e Bardanzellu fu nominato commissario prefettizio:8 in questo modo, salvo la breve parentesi in cui la carica fu affidata a Giorgio de Vecchi, Museo e Comitato torinese furono di fatto sottoposti alla direzione unitaria di Bardanzellu, che la esercitò (anche se negli ultimi anni di guerra solo nominalmente) fino all'estate 1945.
L'importanza che veniva attribuita alla preparazione e all'allestimento delle sale museali risalta in tutta evidenza nella corrispondenza intercorsa tra de Vecchi e Bardanzellu. Si tratta di una documentazione di notevole interesse, che vale la pena di segnalare perché consente di ricostruire nei dettagli la genealogia espositiva del Museo e l'impronta che gli si voleva
Cfr. tra gli altri E. GENTILE, Il eulto del littorio. La sacraliaione della polìtica nell'Italia fascista* Rama-Bari, Laterza, 1993, pp. 215-235.
* Cfr. A.. MONTI, A proposito di .Mastre e di Mt/sei dei Risorgimenton, in RSR, 1934, n. 3, pp. 625-629; ÌB,,. Archivi e Musei del Risorgimento, in RSR, 1934, n. 5, pp. 1181-1185.
*5> Un primo profilo storico del Masco è in C. VEKNIZZI, Il Museo nazionale del Risorgimento italiano tra storia e museologia cit
86) A.ISR, pos. 4, Museo di Torino, Palazzo Carignano, Museo nazionale del Risorgimento italiano, verbale d'insediamento del Commissario prefettizio, 20 febbraio 1936.