Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno
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1997
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pagina
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Massimo Baioni
conferire. Nulla fu lasciato al caso: ogni decisione venne sottoposta all'approvazione di de Vecchi, che anche dalla lontana Rodi dove, conclusa l'esperienza di ministro dell'Educazione nazionale, si era recato quale governatore civile e militare delle isole italiane nell'Egeo - sovrintese alla definizione della strategia espositiva, conscio dell'importanza che la dimostrazione e la esaltazione visiva delle glorie più alte di Torino nel Risorgimento87) rivestivano ai fini della propaganda educativa. A Bardanzellu e Colombo, nelle rispettive vesti di presidente del Comitato e di direttore del Museo, giungevano tutte le disposizioni del caso: persino le didascalie più minute delle vetrine furono sottoposte al vaglio di un'analisi puntuale, in modo che l'intero quadro della ricostruzione storica che prendeva forma attraverso il circuito museale recasse il segno di un preciso criterio documentario e interpretativo.
Il Museo di Torino doveva diventare così il perno della rappresentazione sabaudo-fascista del Risorgimento, la cui amplificazione era stata fissata da de Vecchi come imperativo dell'attività scientifica e divulgativa dell'Istituto. Gli interventi di de Vecchi sulla Rassegna storica del Risorgimento, nella franchezza brutale che li pervade, sono lo specchio trasparente di una visione che, teorizzando natura/iter la superiorità della componente militare su ogni altro aspetto del processo storico, stringe in modo indissolubile il Risorgimento intorno alle gesta della dinastia sabauda. L'evento che aveva aperto una nuova fase nella storia di casa Savoia la battaglia di Torino del 1706 e i nuovi equilibri scaturiti dalla pace di Utrecht del 1713 si trasformava automaticamente nell'incipit dell'aspirazione all'unità nazionale sotto le insegne dell'unica potenza che aveva ereditato la solidità statale e lo spirito guerriero della Roma imperiale. L'affrancamento delle origini del Risorgimento da ogni contaminazione esterna, dalla rivoluzione francese alla cultura iUuminista secondo i dettami di un nazionalismo storiografico che in quegli anni non era certo esclusivo dell'Istituto e della Rassegna , era funzionale alla rivendicazione di una tradizione autoctona e all'interpretazione del fascismo come fenomeno che vi si inscriveva organicamente, nel segno della continuità con lo Stato forte e autoritario.88)
Si comprende allora l'attenzione assidua che presiedeva al trasferimento di tale asse interpretativo nell'itinerario espositivo del Museo di Torino. Non è possibile in questa sede sviluppare il tema con la larghezza di riferimenti che meriterebbe: ma è opportuno riportare almeno alcuni brani delle relazioni di Bardanzellu a de Vecchi, che riassumono in termini molto efficaci le coordinate ideologiche designate a reggere l'operazione.
**) Lettera di de Vecchi a Ugo Sarti rana, 5 agosto 1937 (ADEV, fase. Museo nazionale del Risorgimento italiano di Torino).
88) Cfr. -C.M. DE VECCHI DI VAL QSMON, Bonifica fascista delta cultura cit