Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
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1997
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pagina
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219
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il Comitato di Tonno 1895-1995 219
menti, azzerarono via via ogni margine d'azione. Con la caduta del fascismo erano ormai altre le scelte che si imponevano. Ne sono testimonianza alcune bellissime lettere inedite di Walter Maturi a Bulferetti, dalle quali traspare il coacervo di sentimenti e di tensioni morali che spingevano lo storico a interrogarsi di fronte a un tornante drammatico della storia nazionale. Alla vigilia dell'8 settembre, Maturi, replicando allo scetticismo con cui Bulferetti osservava la situazione politica, si sforzava di dare un senso agli avvenimenti che stavano mutando la fisionomia del paese; la sua analisi, che si chiude con un'esplicita professione di storicismo crociano,97) appare di una lucidità notevole nella valutazione del passato e delle lacerazioni del presente:
Quanto agli avvenimenti di politica interna, non condivido il tuo punto di vista generale e il tuo particolare stato d'animo. Caduto il fascismo in modo così poco onorevole, dopo avere per venti anni predicato ai giovani d'Italia la morale eroica, il povero Re, divenuto esecutore testamentario d'una così spaventevole eredità, non poteva certo chiamare al potere i pifferi di montagna del Gran Consiglio fascista e doveva appoggiarsi su tutte le forze politiche non fasciste della nazione. Queste forze politiche non fasciste della nazione, dirette da persone, che per le loro idee avevano sofferto bastonate, purghe, esili, prigioni, confini non potevano certo usare verso i loro avversari una politica moderata e si è avuta, quindi, una reazione, anzi l'inizio d'una reazione, perché c'è da aspettarsi anche di peggio. Questa reazione, però, è fatta da uomini che per le loro idee hanno sofferto, e, quindi, non si può dire che non sia accompagnata da fermenti spirituali, anzi sono appunto questi fermenti spirituali che danno alla reazione i caratteri intransigenti dei movimenti rivoluzionari religiosi. Ciò che manca alla restaurazione non è, secondo me, il fermento spirituale se mai ve n'è troppo! ma l'azione moderatrice, diplomatica d'un uomo di Stato, che abbia la sensazione netta dei problemi grossi da risolvere e dei fini complessi da raggiungere.98)
Nei mesi dell'occupazione tedesca ogni attività scientifica dell'Istituto per la storia del Risorgimento venne ovviamente meno: ma in linea con quanti ritennero doveroso dal punto di vista nazionale seguire senza esitazioni e con qualche rischio personale una strada che era quella dei galantuomini e delle tradizioni del Risorgimento ,") anche il Vittoriano potè esercitare una non inutile attività patriottica: nel primo numero del dopo-
W In conclusione, qualunque cosa sia accaduta, qualunque cosa peggiore sia per accadere, uno storico non deve mai dubitare della Storia e la Storia insegna che l'umanità è uscita sempre, sia pure con le ossa rotte, dai mali pazzi in cui si era buttata. Un popolo intelligente e laborioso come l'italiano non può perire e in un modo e in un altro dovrà trovare la via del risorgimento. Non saremmo noi, storici del Risorgimento, a dare il segnale del disfattismo! (Maturi a Bulferetti, 21 agosto 1943, ACT, Carteggi 1940-1944).
*) Ivi.
m Lettera di Ghisalbcrti a Bulferetti, 27 gennaio 1947 (ACT, Carteggi 1945-1949).