Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno <1997>   pagina <221>
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Il Comitato di Tórinù 1895-1995 221
fico e nella latga autonomia concessa ai comitati locali sulla base di una loro reale attività scientifica e culturale.103*
Sono anni di grandi difficoltà per le istituzioni storiche, investite dai problemi della ricostruzione materiale che affliggevano il paese. Anche a Torino la guerra aveva lasciato ferite profonde. Molte istituzioni culturali della città si trovavano in condizioni di assoluta emergenza. Alla carenza di mezzi economici si aggiungeva l'assenza o l'indisponibilità degli edifici, duramente danneggiati dai bombardamenti.104)
Nonostante i tanti problemi, la situazione del Comitato torinese, la cui nuova Consulta sin dalle prime riunioni aveva affrontato in particolare la tristissima situazione degli studiosi torinesi di materie storiche causa la mancanza di biblioteche ,105) appariva per certi versi meno drammatica, soprattutto al confronto con la crisi che attanagliava la sede centrale dell'Istituto.106) Grazie principalmente al lavoro infaticabile di Bulferetti fu possibile ripristinare una normalità che dal versante organizzativo si estese gradualmente fino a tradursi nell'approntamento di una qualche forma di attività culturale.107)
Nel solco di una consuetudine inaugurata negli anni '30 e in virtù dei poteri commissariali di cui continuava a essere investito, Bulferetti utilizzò il Comitato e il Museo del Risorgimento torinese come due strumenti di una medesima linea di politica culturale. Anzi, i primi anni del dopoguerra lo videro impegnato soprattutto ad appoggiare la candidatura di Antonicelli al ruolo di commissario del Museo (sancita con decreto prefettizio del 26 agosto 1946)108) e quindi a coordinare l'apertura di nuove sale, seguendo le
103) Cfr. la lettera a Bulferetti, 31 agosto 1945 (ACT, Carteggi 1945-1949), in cui De Sanctis, contestando l'ipotesi della rifondazione della vecchia Società ventilata dal Comitato di Firenze, aggiungeva di ritenere assolutamente inopportuno e sconsigliabilc un qualsiasi ritorno a quella che si potrebbe definire la fase dilettantesca della storiografia del Risorgi­mento. Cfr. inoltre G. DE SANCns, "Ripresa, in RSR, 1944-46, pp. 3-4.
1M) Ci lettera di Bulferetti alla Soprintendenza bibliografica per il Piemonte, 5 set­tembre 1946 (ACT, Carteggi 1945-1949), in cui erano esposte alcune idee per agevolare il lavoro degli studiosi di storia.
,w) lettera del direttivo della Consulta torinese al sindaco di Torino, 12 gennaio 1946 (m). Tra i membri della nuova Consulta, oltre a Bulferetti, troviamo Francesco Lemmi, Piero Pieri, Sandro Bortolotó, 1 -uigi Pareyson, Marina Bersano Begey, Piero Bargis, Mario Vanzetti, Sebastiano Abrate, Gioele Solari, Romolo Quazza,
,09 II rapporto tra la sede centrale e Torino fu riaperto da una lettera del 5 giugno di Bulferetti a Ghisalberti, il quale rispose il 25 giugno, ricordando le disavventure familiari nei mesi dell'occupazione tedesca e l'intenzione di fondare il rilancio dell'Istituto soltanto sulla collaborazione dei comitati efficienti {ivi).
,07> Sono numerose le lettere degli anni 1945-47 in cui Ghisalberti esprime apprezza­mento per la mole di lavoro espletata da Bulferetti a beneficio del Comitato e dell'Istituto.
,TO) In un primo tempo la prefettura aveva pensato di affidare l'incarico al marchese Tancredi Carassi del Vilkr (lettera del prefetto al Comitato, 26 febbraio 1946, AC7T, Carteggi 1945-1949, fase. Pratica Carassi), 11 Comitato, oltre ad esprimere parere negativo sulla