Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
anno
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1997
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pagina
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222
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990
Massimo Baioni
varie fasi dell'ordinamento espositivo.10?) Rispetto all'allestimento precedente il Museo si aprì ad alcuni inevitabili mutamenti, benché la conservazione del . 1706 come termtnus a quo induca a riflettere sul livello di sedimentazione di un asse interpretativo che rinviava al passato recente: eliminati 1 tributi più vistosi all'esperienza del ventennio, nei cimeli come nelle didascalie, l'itinerario venne integrato con l'inserimento di numerosi riferimenti alle trasformazioni economiche e scientifiche che avevano accompagnato il risorgimento politico.
Siamo di fronte alla medesima ispirazione che ritroviamo nella relazione, stilata nel 1946, sul programma delle celebrazioni quarantottesche, in cui è abbastanza trasparente il tentativo di rileggere la vicenda risorgimentale alla luce di una maggiore sensibilità verso momenti e aspetti messi ai margini o ignorati dall'indirizzo prevalente durante il ventennio: le manifestazioni avrebbero dovuto documentare i progressi del Piemonte nell'ultimo secolo sotto il segno della libertà e del lavoro organizzati nella società, nello stato, nella comunità internazionale ; occorreva ricordare agli italiani in generale e ai piemontesi in particolare l'importanza del triennio 1847-49, che ha significato sostanzialmente parificazione di tutti i cittadini innanzi alla legge (emancipazione degli ebrei e dei valdesi, abolizione di privilegi ecc.), fondazione dello stato parlamentare, guerra contro lo straniero per l'indipendenza nazionale, rinnovamento sociale (costituzione delle prime associazioni operaie ecc.), in modo che l'anelito alla libertà, all'indipendenza, all'unità, alla giustizia sociale riceva dall'esperienza del passato e dagli alti esempi vigoroso impulso.110)
Già nell'agosto 1947 Bulferetti poteva comunicare a De Sanctis che il Comitato aveva ripreso l'efficienza dell'anteguerra, contando 230 soci.111) Al suo fianco, comparivano nella Consulta Piero Pieri (preside della facoltà di Magistero e rappresentante della Deputazione subalpina di storia patria),
nomina (lettera al prefetto, 28 marzo 1946, ivi), aveva sollecitato l'intervento del CLN regionale (8 giugno 1946, ivi) e quello della sede centrale dell'Istituto, addicendone la competenza in materia di sorveglianza sui musei del Risorgimento (Bulferetti a De Sanctis, 21 giugno 1946, ivi). La querelle si era risolta con la rinuncia volontaria di Carassi Cfr. inoltre De Sanctis al prefetto di Torino, 6 marzo 1946; De Sanctis a Bulferetti, 6 marzo, 15 giugno 1946; Bulferetti al prefetto e al CLN regionale 17 giugno 1946; Ghisalbcrti a Bulferetti, 6 agosto 1946 (ivi).
<) Cfr. Bulferetti a Ghisalberti, 9 maggio, 5 agosto 1949 (ATSR, Comitato di Torino, fase. 1948-1973); in quest'ultima lettera Bulferetti scriveva che colFinaugurazione autunnale non avremo più altre sale da allestire a mostra e le confesso che tiro un respiro di sollievo: da anni avevo l'incubo delle vetrine da creare, salvo i cimeli da collocarsi, dal nulla. Oggi, come sa, trovare i milioni per la storia del Risorgimento è impresa gravosa e ho dovuto bussare a innumeri porte. Poi si trattava di non urtare la suscettibilità né dei progressisti né dei conservatori, a Torino in dissidio più che altrove. Pare che entrambi siano soddisfatti.
n) Relazione al prefetto della Provincia di Torino, s.d. (ma fine 1946), ACT, Carteggi 19454949.
m Bulferetti a De Sanctis, 7 agosto 1947, /;//.