Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
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1997
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Massimo Baioni
consolidato il profilo culturale: in Terra famìglia comunità in Piemonte. Vauda di Front 1860-1928 (1991), Serenella N onnis Vigilante esplora la vicenda di una piccola comunità contadina nei decenni a cavallo tra '800 e '900, cogliendo l'intreccio delle dinamiche di conservazione e trasformazione che ne scandiscono i ritmi della vita sociale, economica ed aniministrativa. Il volume ài Marco Violardo - li notabilato piemontese da Napoleone a Carlo Alberto (1995) -, anche in virtù della ricchissima appendice documentaria, contribuisce a decifrare la tipologia del ceto amministrativo e politico subalpino nella prima metà dell'800, inserendosi con autorevolezza di risultati in un filone di studi verso il quale si è volta negli ultimi anni l'attenzione di un numero crescente di ricercatori. Di freschissima pubblicazione è infine il libro di Silvano Montaldo, Sanità e sciente dell'uomo in Piemonte dai giacobini a Darwin. Bartolomeo Sella medico di campagna (1997): lo studio della figura, peraltro non isolata, di questo medico, prozio di Quintino Sella, e della sua attività nelle valli biellesi ha consentito all'autore di osservare da un'angolazione particolare e suggestiva il quadro delle cognizioni e della pratica sanitaria-scientifica che dalla fine del XV 111 secolo arriva sino ai primi echi del darwinismo.
Completano questo corposo panorama scientifico il lavoro condotto da Maria Rosaria Manunta Iperiodici di Torino 1860-1915, t. I (A-L) (1995) , prima parte di un repertorio che si propone come strumento di consultazione quanto mai prezioso sulla pubblicistica torinese postunitaria; e la miscellanea di studi Dal Piemonte all'Italia. Studi in onore di Narciso Nada nel suo settantesimo compleanno, a cura di N. Tranfaglia e U. Levra (1995) con la quale amici e allievi hanno voluto rendere un omaggio al magistero universitario e all'attività scientifico-culturale di Narciso Nada.
Considerazioni conclusive
I lineamenti della storia del Comitato che siamo venuti tracciando, nel contesto del passaggio dalla iniziale struttura regionale a quella provinciale, hanno permesso di evidenziare l'apporto rilevante che esso è riuscito a fornire sul piano organizzativo e su quello culturale alla migliore conoscenza della storia piemontese, in un'accezione temporale che si distende dal XVIII secolo ai primi decenni del '900. In questo senso, il Comitato si è dimostrato anche un osservatorio di notevole interesse per verificare quali meccanismi operativi hanno presieduto all'evoluzione dell'interpretazione del Risorgimento, oltre che agli aspetti della sua rappresentazione (si pensi allo stretto rapporto del Comitato con il Museo nazionale del Risorgimento di Torino), in un'area deputata per storia e tradizione a conservare la memoria del Risorgimento.
I risultati conseguiti appaiono tanto più cospicui se non si dimenticano i molti e vincolanti limiti imposti da una struttura organizzativa sostanziai-