Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Torino. Risorgimento. Storiografia
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1997
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237
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I Comitato di Torino 1895-1995 237
mente modesta e da uno status finanziario per reggere ìl quale è stato sempre necessario rivolgersi a sostegni esterni. Ad eccezione degli anni Trenta, quando ha potuto beneficiare dell'effetto-trascinamento dissoltasi con la caduta del regime fascista assicurato dalla presenza di de Vecchi al ministero dell'Educazione nazionale e al vertice dell'Istituto per la storia del Risorgimento, il Comitato non è riuscito a raccogliere intorno a sé una rete di iscritti tale da ampliare la sua base sociale: esso ha mantenuto inalterato nel corso della sua storia un profilo sostanzialmente elitario, assicurato dalla robusta presenza di membri dell'aristocrazia nobiliare, ma anche di ufficiali, insegnanti e di molti esponenti del mondo delle professioni (specialmente avvocati). Il fatto che l'indirizzo culturale sia stato tendenzialmente caratterizzato da scelte che non molto hanno concesso, salvo momenti particolari (la guerra, il fascismo), alla promozione di un'attività di divulgazione popolare, può avere contribuito a limitare la composizione sociale e la consistenza numerica del Comitato, che è andata assestandosi intorno al centinaio di soci.
Sin dalle sue origini, quando erano ancora forti in seno alla Società nazionale e a molti altri comitati regionali le tensioni e le incertezze circa le scelte da privilegiare, il Comitato piemontese non fece mistero della volontà di percorrere senza esitazioni la strada dell'identità scientifica. Del resto, la fiducia di matrice positivista sull'accumulo e la pubblicazione delle fonti come fondamento di verità storica aveva proprio nella scuola filologico-erudita torinese uno dei laboratori nazionali per eccellenza. La presenza di intellettuali come Costanzo Rinaudo, Beniamino Manzone, Francesco Ruffini, Pietro Fedele, Adolfo Colombo, a cui si aggiunsero dopo la guerra Vittorio Cian, Alessandro Luzio, Eugenio Passamonti e molti altri ancora, faceva del Comitato una sorta di ulteriore proiezione istituzionale di quella robusta tradizione.
B vasto lavoro di recupero e di valorizzazione delle fonti archivistiche, pubbliche e private, la redazione di repertori con cui agevolare e orientare l'opera degli studiosi, la pubblicazione di carteggi di personaggi centrali nella storia del Risorgimento piemontese, definiscono Tasse prioritario di un intervento in materia di studi risorgimentali distribuito ormai lungo l'arco di un secolo.
I volumi che compongono le diverse serie della collana scientifica stanno a testimoniare il frutto e il senso di un impegno profuso senza soluzione di continuità, grazie al quale il Comitato è riuscito a qualificare e a rinnovare il proprio ruolo culturale nel panorama regionale (si veda da ultimo l'istituzione del Premio per gli studi storici sul Piemonte nell'Ottocento e nel Novecento), occupando uno spazio importante tra le istituzioni storiche della città. I rapporti sempre più stretti allacciati con l'Università torinese dopo la seconda guerra mondiale hanno consentito al Comitato di giovarsi della collaborazione e dell'appoggio di autorevoli studiosi di storia