Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Abruzzo. Secolo XX
anno <1997>   pagina <242>
immagine non disponibile

242
Raffaele Coìapietra
Colsero questa sfumatura gli Auriti, che invece si ritiravano dalla com­petizione politica in prima persona con Giuseppe, che aveva preso a sinistra il posto ricoperto alla Camera dal padre Francesco, inventato come deputato di destra da Spaventa e poi assurto al Senato ed alla procura generale della Cassazione.
Auriti stava a significare Guardiagrele, il maggior centro del collegio nell'interno, che col suo intervento plebiscitario faceva saltare l'equilibrio fra Pescara e S. Vito progressiste ed Ortona e Francavilla tendenzialmente moderate.
E tuttavia l'appoggio di Lacava e degli Auriti non valse a scampare Altobelli da una sconfitta in ballottaggio, per conseguire la quale, tuttavia, Mezzanotte dovette ricorrere ad una corruzione sistematica diffusa con carattere contagioso come la pestilenza, per servirci della corposa immagi­ne del relatore Andolfato, che rese inevitabile l'annullamento e, nel maggio 1893, la vittoria di Altobelli contro il cugino omonimo, di gran lunga a lui inferiore sotto ogni punto di vista, di Camillo Mezzanotte, il cui rientro nell'ortodossia veniva compensato col laticlavio e con l'elezione a sindaco di ChietL
L'atmosfera dei Fasci e della repressione crispina restituiva alla Camera il miglior Altobelli, il difensore dei diritti di libertà e dell'efficienza e mo­dernizzazione della macchina amministrativa e politica7) fino al discorso 11 febbraio 1895 sintomaticamente a palazzo Zazzetta, nella sede della Banca di Pescara, tutta un'evocazione di una nuova battaglia di Legnano in cui la patria, la libertà e la moralità avrebbero messo una buona volta a tacere l'odio di classe.
Quest'ultimo covava peraltro troppo ardentemente sotto la cenere per­ché gli Auriti potessero risolversi a mantenere il loro favore ad un tribuno pericoloso ed inaffidabile come Altobelli, donde la loro scelta tranquilliz­zante per un gran nome della cultura locale, il francavillese Filippo Masci, appena scaduto dal biennio di rettorato all'università di Napoli, dove inse­gnava filosofia teoretica, e che poteva opportunamente farsi passare quale
i Si veda ad esempio il bello e liberale intervento 24 aprile 1894 sul bilancio dell'In­terno il cui ministero, dice Altobelli (titolare Caspi, non si dimentichi!) è rimasto quel che era nei tempi passati, un ministero esclusivamente di polizia. Quella larga ed alta funzione sociale di prevenzione che gli è attribuito dalla civiltà e dal progresso dei tempi nuovi o non è stata intesa affatto o, peggio, e stata posposta agli interessi della parte della quale il ministro era emanazione (...]. La pubblica sicurezza non e altro che uno strumento politico [.,.] e le sue funzioni si riassumono in una duplice fabbricazione, di processi politici e di deputati ministeriali, cioè eliminazione e creazione di maggioranza donde l'esigenza dì un'epurazione radicale che privilegi le qualità morali di ciò che dovrebbe essere un ele­mento di tutela sociale anziché uno strumento di tirannia a danno di un socialismo e di un anarchismo fatti passare rispettivamente come prendere e dividere la roba altrui e quale sfasciamento generale (non a caso il 10 luglio ad Altobelli sarebbe stata tolta la parola in sede di discussione dei provvedimenti eccezionali di pubblica sicurezza).