Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Abruzzo. Secolo XX
anno
<
1997
>
pagina
<
245
>
l '. Tedesco deputato di Oriana 245
* * *
Di quattro anni più anziano di Altobelli, come lui proveniente dalla buona borghesia, ma stavolta dal profondo cuore appenninico di Principato Ultra, da Andretta, con qualche interesse armentario consistente nel corco del secolo XVIII, Tedesco aveva percorso un iter giolittiano di burocrate del tutto opposto a quello del suo competitore chietino, a ventanni collaboratore di Spaventa proprio al dicastero dei lavori pubblici che ora dirigeva, poi all'Istruzione col comprovinciale De Sanctis, membro del consiglio superiore, ispettore generale delle ferrovie, consigliere di Stato, proprio come Gioii tti, con qualche anno più di lui, Tedesco si era trovato nel 1900, a quarantasette anni, ad aver concluso la carriera ed a sentirsi maturo per il battesimo della politica.
Esso era venuto, come per Altobelli, dal collegio avellinese naturale di Mirabella Eclana, fino ad allora appannaggio di figure dì second'ordine, il ministeriale Modestino o il radicale Del Balzo.
Ed alla Camera il Nostro non aveva tardato ad affermarsi su sicura prospettiva riformistica, non scompagnata da una significativa polemica contro lo strapotere capitalistico delle grandi compagnie ferroviarie, che, come ministro, aveva accentuato in senso marcatamente antiprivatistico sulla base di un riordinamento deU'amministrazione e del personale,10) bella
,09 È divenuto uno degli stranienti più sicuri e più efficaci per la tutela dell'ordine pubblico dichiarava il 25 giugno 1901 Tedesco a proposito del bilancio dei lavori pubblici letto in chiave paternalista e previdenziale . Occorre preparare in tempo e tranquillamente un programma di lavori per l'inverno e abbozzare a grandi linee una specie di piano di mobilitazione degli operai, raccogliendo e coordinando le forze dello Stato, delle provincie, dei comuni, dei consorzi e di altri. Tra quest'ultimi tuttavia, potevano annoverarsi solo fino ad un certo punto le principali società ferroviarie, le quali, nota Tedesco, sono senza dubbio grandi organismi economici e industriali dei quali non può che giovarsi il paese ma, avendo troppo sviluppato il senso della loro forza, se ne avvalgono per assumere di fronte allo Stato un atteggiamento come da potenza a potenza e, quel che impensierisce, di una potenza che ha illimitata fiducia nella vittoria. Nei continui rapporti con lo Stato non veggono che il solo contraente, non sanno riconoscere che raramente la suprema autorità [.,.]. Resto fermo nell'opinione che al nostro paese convenga più l'esercizio privato delle ferrovie non come un bene ma come un male minore (...) a patto che sia risoluta con le più ampie e sicure guarentigie, senza privilegi per nessuno, con grande equità per tutti, la questione più ampia e pluriformc, la questione del personale [...] a patto che i banchieri non passino il segno e non abusino della loro potenza. Non a caso proprio sul riordinamento del personale sarebbe tornato il ministro dei lavori pubblici, con idee moderne ed intelligenti, il 3 febbraio 1904, dopo che il 20 giugno 1902, quale relatore sulle opere di bonifica, aveva auspicato per il Mezzogiorno una perequazione idraulica .che sostituisse l'uguaglianza all'uniformità, ed il 10 dicembre 1903, al suo esordio da ministro, l'unità economica che integrasse quella politica per il risorgimento del Mezzogiorno, in testa l'acquedotto pugliese e le bonifiche (si veda anche in merito l'intervento 30 giugno 1904). In Italia l'impiegato potrebbe dare una maggiore e migliore produzione aveva osservato il 3 febbraio 1904 il ministro Tedesco -- ma perché ciò accada bisogna venir all'applicazione di un concetto moderno, quello cioè di cointeressare per quanto possibile (io lo credo possibile in molti