Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Abruzzo. Secolo XX
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1997
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261
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Ubrì e periodici 261
26). Le donne sono ammesse cioè a discutete della sorte delle Repubbliche, ma non della propria possibilità di votare, perché stridente con la loro figura semantica. Entrare in un ambito comune portava con sé l'abbandono del linguaggio al femminile, ma non del ruolo, in cui doveva prevalere l'elemento formativo. Ancora una volta quindi il rapporto politica e condizione femminile conosceva una mediazione, mamfestata nelle molteplici iniziative pubblicistiche, che faceva diventare le loro parole inascoltate: non c'era partecipazione ai diritti, di conseguenza non si assisteva ad una produzione politica. In questa direzione si pone un'ulteriore e parallela questione. La scarsa visibilità della letteratura politica femminile dipendeva prima di tutto dal minimo ascolto che una minoranza combattiva trovava in una larghissima maggioranza schiacciata su un'unica rappresentazione dei propri compiti. Ciò comportava per le giornaliste la costante oscillazione fra una scrittura troppo legata al genere ed una tendenza ad assimilarsi all'ottica maschile come unico mezzo di legittimazione. H tutto all'interno di forme narrative necessariamente brevi; non esistono cioè donne autrici di trattati politici, la loro dimensione doveva in via obbligata confinarsi alla brevità dell'articolo. H tutto, appunto, a discapito della possibilità di essere ascoltate in quanto tali.
In altre parole, come ben testimonia la vicenda di Eleonora Fonseca Pimen-tei, e più tardi quella di Cristina Belgiojoso, era possibile essere donne in politica , senza trattare delle donne in politica, anzi questo era forse l'unico modo per poterlo essere. Ma in tal modo, l'identità di appartenenza sessuale o era troppo sottolineata così da restare assolutamente prepolitica o era cancellata per accedere al circuito delle idee maschili. Dunque idee destinate a restare troppo tenui.
Anche il lavoro di Christiane Veauvy muove i propri passi dalla evoluzione di una espressione pubblica delle francesi , avvenuta fra giornalismo e letteratura nell'arco cronologico esteso dalla fine del Settecento alla metà del secolo successivo. La prima necessità risulta ancora una volta quella di rompere alcuni schemi ideo-logizzanti, che avevano avuto il loro luogo privilegiato, quasi sessista, nell'immagine a caricaturale della donna rivoluzionaria, in cui si abbinava partecipazione politica e sfrenata liberazione nei costumi, oppure in quella della mitologia celebrativa giacobina che ne faceva la morale agitatrice nelle sommosse granarie. Le donne francesi prendono parte agli eventi rivoluzionari, soprattutto fanno conoscere le proprie idee attraverso la miriade di iniziative editoriali di quegli anni, ma, come sarebbe accaduto nel caso italiano, non sono in nessun modo capaci, né forse neppure intenzionate, a rimuovere il peso di un simbolismo, che era maturato in una lunga teoria di Journal des Dames attentamente descritti da Veauvy con una metodologia quasi antropologica. Costruendo una sorta di acuta ed intrigante raccolta di biografie intellettuali, la studiosa francese mette insieme gli elementi che definiscono l'immaginario fenirrùnile rappresentando le donne come soggetti passivi (p. 106), appartenuto prima di tutto proprio alle donne stesse. Era alla luce di un simile passato prossimo che le giacobine, coinvolte nei moti e negli empiti rivoluzionari, potevano prendere parte alla politica senza invocarne Ì diritti, in quanto essi avrebbero contrastato con una condizione ormai solidificata. Soltanto con il sansimonismo si registrò un cambiamento, dal quale l'Italia rimase invece esclusa. Si trattò di un evento indubbiamente complesso e controverso, ma l'analisi di Veauvy, sempre attenta ai dati biografici, tende a ricondurre alla riflessione femminile, intervenuta all'interno di questa corrente, la capacità di alterare almeno in parte la relazione della donna con la propria rappresentazione, indubbia premessa del modificarsi del suo sentire politico. Significativamente però il mutamento passò prima di tutto da un diverso rapporto simbolico con il corpo, unicamente in riferimento al quale prendeva forma una nozione di soggettività politica. Ciò rendeva il messaggio sansimo-