Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Abruzzo. Secolo XX
anno <1997>   pagina <262>
immagine non disponibile

262
Ubri e periodici
mano non solo profondamente innovativo, ma facilmente accusabile di immoralità per un credo già oggetto di giudizi di matcrialimo . La donna politica rischiava cosi di fare la fine dalla donna di teatro; risultare sconveniente.
ROMANO PAOLO CQPPINI
GIUSEPPE MARTTNOLA, Gli esali italiani nel Ticino; 2 voli., Lugano, Fondazione Ticino Nostro, 1980-1994, in 8, pp. VIII-328, XII-598. S.p.
Per l'80 compleanno di Giuseppe Marttnola, a Carlo Agliati venne asse­gnato l'incarico di preparare una bibliografia degli scritti. I 1639 titoli individuati sorpresero un po' tutti, anche coloro che erano più vicini al personaggio. Finirono per occupare ben 160 pagine del testo (Il Cantone Subalpino, Omaggio a Giuseppe Martinola, Lugano, Fondazione Arturo e Margherita Lang, 1988). Oltre ad una scelta di saggi del festeggiato, integrarono questa ricerca due interventi dei com­pianti Bruno Caizzi e Adriano Soldini. Un più corposo saggio di Franco Della Peruta diede conto di una così abbondante produzione con un'analisi puntuale.
In una vita così intensa Martinola ha evidenziato molti interessi, ma su tutti è prevalsa la vocazione di storico del nostro Risorgimento, che aveva preso l'av­vio con la tesi di laurea del 1933 sulla Tipografia Ruggia. La sua fedeltà al filone è espressa proprio dalla passione per le tipografie svizzere risorgimentali, dalla quale rimase avvinto tutta la vita- All'argomento diede più ampio respiro recente­mente con Un editore luganese del Risorgimento, Giuseppe Ruggia (Lugano, Fondazione Ticino Nostro, 1985). La direzione del Bollettino storico della Sviscera italiana, assunta nel 1944, la direzione all'Archivio Cantonale e l'insegnamento al Ginnasio contri­buirono a rinvigorirne le propensioni per la strada intrapresa. Di qui l'obbligo di ricordare l'uomo che per un cinquantennio è stato lo Svizzero più autorevole e rappresentativo riguardo all'attenzione per la storia d'Italia dell'Ottocento e le connessioni con il suo Paese, in particolare il Canton Ticino.
Rese benemerito Martinola la collaborazione alla ristampa di testi rari ticine­si, che si espresse con ampi saggi introduttivi per La Sviscera Italiana di Stefano Franscini (Lugano, Banca della Svizzera Italiana, 1971) e per Gli esuli italiani nella Sviscera (da Foscolo a Margini) di Romeo Manzoni (Lugano, Unione di Banche Svizzere, 1984). Fu proprio la storia degli esuli italiani l'altro tema che ricevette da lui un'attenzione speciale. Quando le manifestazioni luganesi del centenario dell'Unità d'Italia stimolarono l'idea che l'anniversario dovesse essere ricordato con un'opera durevole fu naturale che toccasse a lui essere designato ad assolvere il compito. Nacque così il progetto di un volume, a cui fu dato subito un nome: Gli esuli italiani nel Ticino. L'assunto acquistò presto una consistenza imprevista e si rese necessario limitare un primo tomo al periodo 1791-1847.
I lunghi anni di gestazione derivarono dalla volontà dell'autore di ricreare da una moltitudine di rivoli un discorso corale. Come ha osservato Della Peruta, og­getto della ricerca era un microcosmo diffìcile da seguire nei suoi corsi fortunosi e nelle sue pieghe sfuggenti, sul quale la pertinace pazienza dello studioso, che non era Uso arrendersi alle difficoltà, riuscì a produrre una mole imponente di documentazione. Martinola ha voluto sulla scena tutte le voci, con le nuances che le distinguevano nella vita politica e civile: esuli sì, ma anche svizzeri e austriaci. Il pregio principale di questa summa è quello di presentarci l'altra interpretazione del problema, quella svizzera. Così operando l'autore ha posto rimedio alla obiet­tiva difficoltà di condurre ricerche approfondite, ma divise in mille diramazioni, al di fuori del nostro Paese.