Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Abruzzo. Secolo XX
anno <1997>   pagina <263>
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Labri e periodici 263
H 27 luglio 1990 Martinola si spense quasi improvvisamente. La Fondazione Ticino Nostro, che aveva edito il primo volume, affidò il riordino della docu­mentazione da lui accumulata ad Agliad, e fu un'ottima scelta. L'autore preparava il materiale utile da tempi lontani Chi, come noi, frequentò il raccolto studio di­slocato nei meandri della Biblioteca Cantonale di Lugano, potè assistere all'accu­mularsi prodigioso di fogli, foglietti, note e noticine, fatti di notizie ed osservazio­ni, tesi a dipanare una matassa senza fine, che confluivano a mano a mano nelle prime forme di approntamento, con una narrazione ancora sofferta. Solo per una parte la redazione aveva raggiunto un ragionevole grado di completezza. Sia per essa, sia per la sezione ancora da ordinare rimanevano > reticenze e sospensioni, che hanno comportato un duro processo di affinamento.
L'anno passato è stato dato finalmente alle stampe il II volume, che tratta del 1848-1870. Considerando ora l'opera nel suo insieme, al primo impatto salta subito all'occhio un fatto: nel secondo volume gli esuli piemontesi sono scom­parsi, anzi il Regno sardo è diventato terra di esilio. Ecco quindi un tracciante inatteso di come bruscamente variò il panorama peninsulare a partire dalla scon­fitta di Novara del marzo '49. Gli esuli contribuirono al mutamento aggregandosi, scambiandosi idee, scomponendosi e propagando quel concetto di unità che sten­tava a farsi largo. Tutto questo accadde perché, salvo quelli che emigrarono in terre lontane, essi si concentrarono in pochi luoghi L'ospitale Canton Ticino fu per una parte rifugio ospitale, per altri passo di transito obbligato per dirigersi in altri Cantoni o verso Francia ed Inghilterra. L'aver distribuito con abbondanza notizie riguardanti il Ticino e la Confederazione aiuta a capire l'articolato mondo che li accolse o li respinse e le difficoltà che si trovarono a combattere. Dal la­voro di Martinola emerge infatti molto bene quanto duro fosse il mestiere del­l'esule.
Attraverso gli emigrati, e dalle carte di polizia che li riguardano, il secondo volume è utile per aggiornare avvenimenti trascurati, come le insurrezioni minori. Quella della Val d'Intelvi del marzo 1848 dove, prima delle Cinque Giornate, scoppiò la ribellione contro gli Austriaci ne è un esempio emblematico. Altret­tanto vale per il tentativo del giugno 1849, che avrebbe dovuto ricevere l'abbrivio dal moto del 13 di quel mese organizzato a Parigi dai montagnardi di Ledru Roìlin ed abortito sul nascere. Il lavoro di Martinola è arricchito da un'abbondante e rara serie di immagini
LUIGI POLO FRJZ
Pagi/te di storia cagliaritana 1794-1795. Manifesto giustificativo e altri documenti stammtarì del triennio nvolumnarìa (ed. anastatica). Saggio introduttivo di Luciano Carta e prefazione di Paolo De Magistris; Cagliari, Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura, 1995, in 8, pp. XII-513. S.p.
Recentemente il Consiglio Regionale della Sardegna ha proclamato il 28 aprile Sa die de Sa Sardigna, giorno di festa nazionale; si tratta, in effetti, di una data significativa della storia contemporanea sarda, in quanto con l'insurrezione cagliari­tana del 28 aprile 1794 venivano cacciali, sia pure solo temporaneamente, i mal tollerati governanti piemontesi
Al di là dell'innegabile valore simbolico dell'iniziativa, gli avvenimenti cagliare tani dell'aprile del 1794 costituiscono senza ombra di dubbio un nodo cruciale del triennio rivoluzionario sardo (1793-1796), rappresentandone, nella lettura degli