Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Abruzzo. Secolo XX
anno <1997>   pagina <266>
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Libri e periodici
blema delT imborghesimento della nobiltà , né Y etite del censo, ma le professioni, xu? etite che non esclude la preminenza politica e sociale ma ne gode grazie al rico­noscimento o attraverso l'impiego o attraverso funzioni di pubblica utilità, che si estendono anche al clero e al mondo militare. Un problema ancora di corpi in­termedi , ma visti nella periferia dei collegi elettorali, nei consigli di arróndissemertt, nei consigli comunali.
La ricerca di Violardo, collegandosi agli studi della Davico, di Bergeron, di Chaussinand-Nogaret, individua un notabilato napoleonico in cui confluiscono an­tica nobiltà, mercanti o pionieri della nascente industria laniera, fornitori arricchitisi nel Triennio e coll'acquisto dei beni nazionali, il mondo delle professioni e della proprietà parassitaria (p. 26); sull'impostazione delle ricerche fatte in Francia negli anni '60 e '70 per descrivere istituzioni sia della Francia rivoluzionaria e napoleonica sia del secondo Impero e di periodi successivi tramite indagini prosopografiche sui personaggi che consentirono il funzionamento deU'amministrazione, offre dati su età, professione, stato civile, fortune, cariche pubbliche coperte prima dell'ingresso negli organismi rappresentativi francesi. Lo studio del potere viene così messo in rapporto anche con aspetti della vita quotidiana, della cultura, dei costumi dei sin­goli protagonisti, per dare una fisionomia completa e complessa che spieghi le for­me della gestione e della partecipazione: i collegi elettorali, considerati da Napoleo­ne come corpi intermedi dello Stato , le assemblee di cantone, che eleggevano i membri dei consigli di arrondissement e di departement indispensabili per il manteni­mento dell'ordine, visti nell'ottica dei protagonisti, del loro accesso alla politica, danno la dimensione della formazione di una classe politica e dei presupposti della sua tenuta anche dopo il 1815. La solidarietà creatasi fra i componenti del consiglio elettorale consente infatti di continuare la carriera nella Restaurazione, nelle ammi­nistrazioni civiche.
Le dimensioni spaziali e amministrative predilette da Violardo sono dunque due: il cantone e il comune. Il primo, come la circoscrizione e il distretto nel Mez­zogiorno, è una novità anche terminologica che ingloba città e campagna, ponendo problemi di rapporti, di gerarchie e conflittualità dei luoghi al suo intemo. Esse si riflettono nelle scelte elettorali: dati sull'affluenza alle urne, geografia elettorale, atte­stano una buona partecipazione delle campagne che contrasta con la disaffezione delle città, grazie all'opera di notabili appartenenti alle professioni liberali e all'uso delle clientele, di piccoli e medi proprietari, all'atteggiamento piuttosto passivo della nobiltà, al ruolo degli ex giacobini. Ma soprattutto si impongono nuove forme di competizione politica, prova della rapida presa del regime napoleonico e degli at­teggiamenti notabiliari fra i àtoyms piemontesi, e si ribalta il tradizionale giudizio sull'ostilità delle popolazioni rurali al regime napoleonico nonché la tesi di Eugen Weber della correlazione fra urbanizzazione, alfabetizzazione, sviluppo dell'econo­mia di mercato, partecipazione alle urne.
L'altra dimensione spaziale e istituzionale della tenuta del notabilato è l'ammi­nistrazione comunale, istituto giuridico in cui confluiscono sistemi di relazioni, norme, uomini, mutamenti di breve e lunga durata, ove si confrontano diversi lin­guaggi e strumenti di comunicazione, quindi oggetto di un'attenzione che va al di là del ruolo politico-amministrarivo. Incidono sulla diversa articolazione ottocentesca dei rapporti intemi a tale dimensione le innovazioni introdotte nella nozione di co­mune fra 700 e '800, non più terra ma territorio, nel cui ambito la popolazione si riconosce, 1 esercita l'analisi statistica, ci si inserisce nella macchina amministrativa, si fruisce di una progressiva autonomia di competenze di natura amministrativa e civile, ma anche finanziaria, tramite i bilanci comunali, il che pone un problema di continuo confronto e approvazione da parte del potere centrale
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