Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Abruzzo. Secolo XX
anno <1997>   pagina <267>
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libri e periodici 267
In ambedue le dimensioni si conferma l'incidenza delle trasformazioni politi­co-istituzionali sui rapporti sociali e sui conflitti locali. In quest'ottica il titolo die iolardo dà alla seconda parte del volume 1 protagonisti delia piccola politica nelle comu­nità piemontesi tm 1814 e 1848, non ha nulla di riduttivo, d riporta piuttosto alla quotidianità della vita politica su un territorio diversificato, alle cDnamiche interne al notabilato, ai conflitti per ricoprire la carica di sindaco, ai sistemi di cooptazione, alle forme di controllo e di intervento da parte dd potere centrale, al fondamentale rapporto centro-periferia non solo sotto ìl profilo istituzionale, ma nell'ortica del­l'antropologia politica alla Tarrow, sottolineando interessanti affinità con la situazio­ne dd Mezzogiorno d'Italia. Un intersecarsi dd piani che passa attraverso le carrie­re, le strategie matrimoniali, sociali, politiche, dd singoli e dd gruppi cui essi appartengono, un approedo che sottolinea l'inapplicabilità di schemi weberiani che legano la selezione del personale alla competenza e ai concorsi in un mondo domi­nato piuttosto da procedure tradizionali di patronage, rdazioni, apprentissage sur k tas.
Ti notabilato interessa pertanto non solo nella fase della sua formazione ma nella persistenza, in quel suo riaffiorare tra la metà degli anni '30 e la metà degli anni '40 dopo la parziale latenza della fase della recessione e delle epurazioni post-1821; tuttavia la sua tenuta comporta un problema di scala, in una vita comunale che appare avere ritmi antropologicamente più intensi di quella provindale.
Nella Restaurazione, con la dissoluzione dei consigli di arrondissement e departe-ment, risulta centrale il controllo dd Pubblici, gli schieramenti tradizionali diventano più mobili nd collegarsi agli interessi locali, e diventa fondamentale il ruolo degli inrendenti nd privilegiare la continuità più che la rottura. D loro pragmatismo si rivela più efficace degli interventi governativi che, lasdando in vigore il regolamento dd 1775, con le istruzioni del 1814, le regie patenti del 1815, il regio biglietto del 1816, l'editto del 1818, le patenti del 1826, introducono procedure sul tipo di quella del 1818 del consiglio raddoppiato al posto di quello ordinario come collegio deli­berante; si tratta di disposizioni che, secondo la Petracchi, tendono ad allontanare i nuovi ceti economico-politid dalle aniministrazioni comunali ed a ridare spazio ai conservatori. Gli interventi dd 1826, di gennaio e marzo, danno un ulteriore colpo ai residui poteri di autogoverno del consiglio ordinario, col vincolare i comuni al bilando.
Gli studi di Rodolico, Nada, Romeo hanno evidenziato l'aspirazione dd legi­slatore a limitare i poteri di autogoverno del consiglio ordinario fino all'istruzione per l'amministrazione dd comuni dd 1838 che, riflettendo il nuovo corso liberale di Carlo Alberto, legittimò una più folta presenza di borghesi e imprenditori nd consigli, eliminando alcune incompatibilità e veti, fino alla totale abrogazione dd regolamento dd 1775 nel 1847 e 1848. Gli intendenti perdo, chiamati a smussare le tensioni fra i notabili nd consigli comunali, diventano la peisonificazione della dif­fusa prevalenza di regole informali che regolano la scelta dd sindaci S che danno spazio a varie figure di mediatori. Nei 1816 in 81 comuni superiori a 3.000 abitanti, divisi in 13 circoscrizioni, un migliaio fra sindad, consiglieri comunali, candidati al sindacato, ridisegnano t contomi del notabilato periferico piemontese, grazie alla prevalenza dd proprietari rispetto ai professionisti, vindtori nelle passate elezioni ai collegi di arrondissement, il che significa passaggio dalla mobilitazione delle clientele alla capacità di tessere alleanze con altri gruppi di amministratori, un immergersi nella vischiosità delle amministrazioni civiche, condizionate da parentele, dal fre­quente monopolio di agricoltori e artigiani nelle comunità rurali. La maggior parte dd indad nel 1816 jfòno quindi proprietari, agricoltori, fittavoli (66), indi profes­sionisti (30)> e di essi boiardo, precisa la fisionomia coi soliti dati qualificanti sul notabilato (età, stato civile, fortune, precedenti funzioni); il 40 dd sindad risulta provenite dal notabilato ifnpcriale che quindi tiene ove. l'impero aveva posto radid.