Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Abruzzo. Secolo XX
anno <1997>   pagina <269>
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Ne deriva che nell'Italia della Restaurazione ovunque il problema politico per eccellenza che influisce anche sudi equilibri sociali è quello di governare, e su que­sto punto grande e piccola politica, centro e periferia trovano il loro punto di in­contro. La simiglianza con il Mezzogiorno riporta ai gruppi murattiani anche essi anima di un notabilato valorizzato non dall'opposizione all'aristocrazia, ma dalla presenza di homines now ancora alla comune considerazione della varietà del territo­rio, dell'incidenza delle stratificazioni precedenti il regime napoleonico, del loro peso nella vita comunale, pure resa in parte più autonoma e insieme più controllata dalle leggi francesi La modernizzazione istituzionale aveva comportato un forte controllo statale sugli eleggibili, una più precisa delimitazione dei poteri di sindaci ed eletti, una conseguente normativa contabile, sì che il comune anche nel regno di Napoli era divenuto luogo privilegiato per la dinamica e la mobilità dei gruppi sociali.
L'uniformità e omogeneità dell'impostazione francese non era riuscita tuttavia ad imporsi al forte senso della comunità esistente nel paese. Anche per il Piemonte Violardo ci prospetta un territorio in cui il comune è ancora spesso per molti aspetti comunità, pur con elementi di dinamismo tipicamente ottocenteschi, che contribuiscono a rivalutare l'esperienza napoleonica nel mondo sabaudo, soprattutto rispetto ad una storiografia di fine Ottocento - inizi Novecento, propensa a cercare piuttosto nel Settecento e nel movimento giacobino gli antecedenti della stagione riformatrice carloalbertina.
Queste conclusioni ripropongono in maniera forse più drammatica il quesito, che Violardo non affronta per oggettivi limiti cronologici del periodo preso in esa­me, sulle modalità dello sbocco unitario, tanto più pressante di fronte ad un quadro che sottolinea le affinità dei contesti preunitari.
RENATA DE LORENZO
MICHELANGELO MORANO, Storia di una società rurale. La Basilicata nell'Ottocento. Prefa­zione di Gabriele De Rosa; Bari, Laterza, 1994, in 8, pp. LX-XXVII, 5-671. L. 70.000.
H compito che si propone l'importante lavoro di Michelangelo Morano è quello di descrivere l'avvento del mondo nuovo all'interno della struttura sociale ed economica lucana nel corso del lungo Ottocento, un processo questo che trova la sua manifestazione più eclatante nella costituzione di una borghesia regionale e nella progressiva affermazione del ruolo egemonico di questo ceto.
A rivendicare l'originalità con cui si compì questo particolare orientamento evolutivo, a parure dai ritmi e passare poi alle caratteristiche morfologiche di questa modernizzazione, serve il richiamo iniziale al valore storico dei quadri ambientali, cioè a quelle precondizioni fìsiche dello sviluppo che influiscono, sia pure senza determinarle direttamente, sulle capacità di assimilazione delle diverse tecniche pro­duttive. Conseguentemente proprio il complesso suolo-clima, con le potenzialità hu-mogene, viene a costituire in Basilicata l'elemento di maggiore ostacolo ad una generale riconversione produttiva.
li rapporto fra questi due elementi, suolo e clima, era dunque all'origine di quel circolo vizioso che trovava nell'endemica siccità estiva, nella difficoltà di otte­nere un secondo raccolto estivo e nella scarsità del bestiame, le proprie manifesta­zioni principali: pur rifiutando ogni propensione deterministica , Morano sottoli­nea come le diseguali condizioni di partenza non siano altro che il punto di arrivo