Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Abruzzo. Secolo XX
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1997
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Libri e periodici
di un processo cumulativo in cui le tecniche produttive e i tèmpi della loro trasformazione rimangono una variabile dipendente. L'esempio sicuramente più significativo, in questo senso, è dato dall'osservazione delle modalità di ricomposizione spontanea del latifondo. Confortato da un giudizio più articolato sull'economia del latifondo che si è venuto via via elaborando in anni recenti fino a trovare negli studi di Marta Petrusewicz la sua definizione più compiuta, l'A. scrive che, in Basilicata, la preminenza dei fattori fisici rispetto a quelli sociali trova conferma nelle stesse vicende storiche della regione: l'eversione della feudalità e le successive quotizzazioni, in una con le vendite dei beni ecclesiastici, hanno determinato un riassetto fondiario senza precedenti, seguito da una progressiva riconversione produttiva che si traduce in un apprezzabile restringimento, ma non in un riassorbimento del latifondo.
Protagonista della ricerca di Morano è allora quella borghesia rurale che rafforzatasi durante gli anni di incubazione del riformismo borbonico, aveva saputo interpretare il ruolo di ricettore delle direttive centrali della nuova monarchia amministrativa francese. Questo ceto potè trovare nell'eversione dei beni ecclesiastici e demaniali non soltanto l'occasione di mettere a frutto una pratica secolare ài usurpazione ed erosione di questi beni, pratica facilitata dal controllo esercitato sulle amministrazioni civiche grazie al regime censitario, ma anche il momento del definitivo consolidamento di un ruolo egemone all'interno di questa realtà provinciale. Infatti il riassetto fondiario non si esauriva nella dissoluzione delle promiscuità e nella divisione dei demani, muovendosi oltre fino ad una conversione e ad un riscatto dei canoni, ma era destinato a produrre un più generale ridimensionamento della rendita fondiaria dei tradizionali corpi feudali.
La privatizzazione delle terre seguita alla legislazione eversiva del decennio francese portava con sé una generale conversione produttiva che si imperniava su una sostanziale riduzione delle aree destinate all'allevamento e la ricerca di una maggiore redditività agricola. L'introduzione della pratica di prati artificiali, di una stabulazione a/fuso sviscero, da un lato, e l'affermarsi di una rotazione triennale dall'altro, furono i due poli fondamentali all'interno dei quali si svolse la ricerca di un nuovo equilibrio tra agricoltura e allevamento; una ricerca questa che vide, secondo Morano, positivamente impegnati i nuovi ceti dirigenti regionali assieme ad un gruppo di tecnici di valore. Forse la migliore espressione degli sforzi compiuti da parte dei settori più avanzati della borghesia lucana stava nell'attività svolta da quella Reale Società Economica in cui poterono formarsi uomini come Francesco Saverio Nitri, Pietro Lacava e Giustino Fortunato: qui infatti potè giungere a maturazione un'autonoma consapevolezza dei ritardi economico-sociali attraverso il consolidamento di relazioni con analoghe istituzioni di altre province e con accademie esterne al circuito nazionale.
Nella polemica contro la piccola affittanza, nel sostegno ad una quotizzazione dei beni demaniali favorevole al proletariato rurale, nella ricerca di una nuova viabilità che aprisse nuovi sbocchi ai prodotti locali, nell'attenzione ai recenti modelli di rotazione, di concimazione, nell'interesse verso la meccanizzazione agricola, l'autore intravede un percorso che, confrontandosi con una cultura tecnico-scientifica in via di professic*nalizzazione, portava la borghesia locale a reagire fattivamente verso i nuovi orientamenti produttivi.
La ridefinizione degli spazi produttivi che si veniva così a disegnare tendeva ad indebolire quei soggetti marginali fino ad allora capaci di trovare nella pastorizia il luogo dove articolare le proprie tattiche di sopravvivenza. Il nuovo centro della forza lavoro proveniente da aree a forte sovrappopolazione agricola era quindi la masseria attorno a cui gravitava rutto il circuito dell'emigrazione stagionale. La mo-