Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Abruzzo. Secolo XX
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1997
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della proprietà, poi anche della capacità culturale); II) un accettabile rapporto tra centri maggiori, centri minori e campagne nella gestione degli interessi comuni; III) un attento controllo politico sulla periferia del Paese da parte del potere centrale. Quest'ultimo fine, come è stato più volte sottolineato, ha prevalso largamente sugli altri due, sia per la preoccupazione di non concedere alle assemblee elette della provincia troppo spazio decisionale (premiando semmai, dopo la legge Càspi, la funzione di controllo amministrativo esercitata sui comuni dalla Giunta provinciale arnrninistrativa), sia per il legame ovvio tra circoscrizione provinciale e collegi elettorali politici, che ogni buon prefetto era tenuto ad influenzare in senso filoministeriale.
Si può dire tuttavia che gli altri due scopi siano stati mancati? Dall'analisi compiuta da Pacifici sui dati forniti dai prefetti al Ministero dell'Interno nel 1905-1907 emergono elementi interessanti: innanzitutto riguardo ad una rappresentanza provinciale che riflette gli orientamenti politici nazionali, ma in una proporzione spesso diversa delle maggioranze parlamentari; pur dominando il colore liberal-costituzionale, non mancano consigli provinciali a prevalenza liberale antiministeriale, a prevalenza clericale o di estrema sinistra, ed alcuni in cui appaiono in elaborazione formule di coalizione che stanno movimentando in quegli anni la scena politica nazionale. Inoltre i rappresentanti provinciali laureati (che possono naturalmente essere anche possidenti) appaiono in larga maggioranza: 1907 laureati su 2745 consiglieri (con prevalenza assoluta di avvocati), dimostrandosi il valore ormai attribuito dagli elettori alla cultura più che al semplice titolo di possidente.
Ma soprattutto emerge un'importante funzione svolta dalle assemblee provinciali quale anticamera (o foyer locale) della deputazione nazionale: ben 205 deputati su 508 eletti nelle elezioni del 1904 siedono infatti sui seggi provinciali, nuovi eletti o anche antichi, a testimonianza insieme della funzione di apprendistato politico e tecnico del deputato provinciale e dei vitale, geloso rapporto con gli interessi della propria provincia di uomini di rilievo nazionale come Giolitti, Saracco, Sonnino, Fortis, Tittoni, Boselli.
Tutti elementi che confermano come a livello provinciale si è compiuta una saldatura tra sfera nazionale e sfera locale, e che in sede provinciale hanno potuto emergere forze ed interessi che altrimenti la piccola politica municipale avrebbe immiserito, e la logica parlamentarista avrebbe anchilosato.
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MARIO BELARDINELLI
DORA MARUCCO, L'amministratone della statistica nell'Italia unita (I libri del tempo, 257); Bari, Laterza, 1996, in 8, pp. 220. L. 38.000.
Dora Marucco è nota agli studiosi per apprezzati lavori sul mutualismo, il lavoro, la previdenza, e più di recente suiramministrazione della statistica italiana dall'Unità al fascismo. In questo suo ultimo volume ha tracciato un agile e denso compendìo delle sue ricerche su di un tema di non secondaria importanza per tutti coloro che si dedicano all'indagine storica. Su taluni aspetti dell opera il giudizio compete agli specialisti di questa disciplina ed io non sono tra questi ; è tuttavia opportuno, da una diversa angolazione, sottolineare .l'utilità e il rigore scientifico di un lavoro che arricchisce le conoscenze su uomini e strutture ed offre motivi di riflessione su molte fasi della formazione, del consolidamento e della crescita di enti e istituzioni dello Stato unitario.