Rassegna storica del Risorgimento
Commemorazioni. Alberto Maria Arpino
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1997
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pagina
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293
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Amici scomparsi 293
l'archivio del Museo Centrale del Risorgimento.3) Altra mostra nel 1975, questa volta uniformologica: 75 anni di storia del costume militare italiano dalla campagna d'Italia (1796) a Porta Pia (1870) . I cataloghi delle tre mostre attestano l'impegno scientifico profuso dal curatore.4)
Museo e mostre ebbero un notevole successo di pubblico: si può dire al di là di ogni rosea aspettativa, poiché i mezzi di comunicazione di massa ignorarono l'apertura del Museo Centrale del Risorgimento, conferendo tuttavia a più riprese spazio a chi, con diverse motivazioni, protestava per la chiusura del Museo, chiedendo disparate sistemazioni Voglio ricordare un episodio il primo di una lunga serie per l'amarezza che destò in Arpino, fino a quel momento compiaciuto per l'afflusso dei visitatori ed orgoglioso (a giusto titolo) per essere riuscito ad inserire gli orari di apertura del Museo in numerose guide turistiche e in alcune informazioni fisse (indirizzo, orari di apertura, ecc.) che alcuni quotidiani riportavano su Musei e Gallerie. Nel dicembre del 1974, tuttavia, un diffuso periodico, in una rubrica tenuta da una prestigiosa firma, denunciò la persistente chiusura del Vittoriano, provocando la replica, ferma ma cortese, di Ghisalberti. L'amarezza di Arpino, derivata dalla sensazione della inanità dei suoi sforzi, non sfuggì alla grande sensibilità di Ghisalberti, il quale, con il pretesto di informare della questione i Soci dell'Istituto, volle dare con un breve articolo sulla Rassegna pubblica attestazione di stima all'operato del Vice Direttore del Museo. Nell'articolo si rendevano inoltre noti i dati numerici sull'afflusso dei visitatori: 51.472 dall'apertura a tutto dicembre 1974 (9.785 nei solo ultimo anno).5) Si tenga conto, nel valutare tali cifre, che il Museo era aperto solo tre giorni a settimana, il mercoledì, il venerdì e la domenica. Aggiungo un'ultima informazione, a testimonianza ulteriore del dinamismo del Vice Direttore: non era raro che questi, in occasione di visite programmate di scolaresche, dismettesse i panni curiali per indossare quelli del cicerone.
Tre anni dopo, Ghisalberti ritornava a scrivere sulla Rassegna del Museo: in un articolo dal titolo emblematico (Sì, il Vittoriano vive)6) rinnovava la soia gratitudine ad Alberto e comunicava i dati, aggiornati al 31 dicembre 1977, sui visitatori: quasi centomila (96.852). Non sono certo numeri che possono avvicinarsi a quelli offerti dagli scavi di Pompei o dagli Uffizi di Firenze, ma essi garantivano l'autosufficienza economica del Museo: il crescente prestigio scientifico dell'Istituto e la capacità di attrazione del Museo verso un pubblico sempre maggiore furono gli elementi portanti di
3) La Mostra mazziniana fu inaugurata il 28 aprile del 1972; si chiuse il 31 luglio.
) La Mostra di carattere militare ebbe, per dirla con Arpino, più che un catalogo, una guida breve: A.M. ARHNO, Emilia Mortili e il Museo cit, p. 446, n. 5.
5) Si veda la questione in AI3ERTO M. GHISALBERTI, A proposito del Museo Centrale del Risorgimento* in Rassegna storica del Risorgimento, a. LXI (1974), pp. 597-598.
fi) A.M. GHBALBERTJ, SÌ, il Vittoriano vive, ivi, a. LXTV (1977), pp. 470-476.