Rassegna storica del Risorgimento

Commemorazioni. Adam Wandruszka
anno <1997>   pagina <300>
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300 Angelo Ara
servizio militare nella Wehrmacht, dopo lo scoppio della guerra è destinato al fronte francese, dove viene ferito. Allora gli fu possibile godere di una borsa di studio presso l'Istituto storico germanico di Roma, e a quel periodo risale anche la sua profonda e appassionata conoscenza dell'arte e dei monumenti romani. La ricerca sulle nunziature, che verrà poi pubblicata nel 1953, Nuntius Commendone 1560 (Deember)-1562 (Màrq), fu interrotta da un nuovo richiamo alle armi e Wandruszka venne destinato, in qualità di ufficiale di collegamento con le truppe italiane, dNAfrikakorps. Nella prima­vera del 1943 fu catturato dagli alleati e avviato al campo di prigionia di Concordia nel Kansas. Negli Stati Uniti ebbe modo, e questa sarà una tappa fondamentale nella sua evoluzione politica, di venire a contatto con le tradizioni e i valori delle democrazie occidentali e visse la sua prima, singo­lare esperienza didattica, insegnando storia e storia dell'arte ai più giovani compagni di prigionia. Tra i suoi allievi di allora vi fu, come entrambi amavano sempre ricordare, Karl Dietrich Bracher, con il quale stringerà un'amicizia fraterna. Anche sotto l'influenza di Wandruszka, Bracher passerà dagli studi iniziali di storia antica e di filologia classica, scelti forse anche per sottrarsi in qualche modo alla pressione del nazionalsocialismo, alla storia contemporanea.
Nel 1946 avviene il ritorno dalla prigionia in un'Austria materialmente colpita più ancora di quanto non lo fosse stata nel primo dopoguerra, ma spiritualmente più vigile e più compatta, decisa a trovare una nuova ragione di essere dopo le lacerazioni interne della prima repubblica, l'autoritarismo di DollfuB e di Schuschnigg, la dissoluzione nel Terzo Reich e la catastrofe della guerra. Anche Wandruszka si riappropria di questa rinnovata identità austriaca, democratica repubblicana e kleinstaatlich, che egli percepirà sempre strettamente legata all'eredità della vecchia Austria multinazionale, alla quale si sente emotivamente, spiritualmente e familiarmente legato. Di fronte al complesso nodo del rapporto tra storia austriaca e storia e tradizione nazio­nale tedesca egli conserverà però un atteggiamento diverso rispetto a quello di alcuni suoi futuri colleghi néH'a/ma mater rudolfina, usciti da diverse esperienze generazionali e intellettuali, come il bavarese-austriaco Heinrich Lutz e il viennese Gerald Stourzh.
Gli anni post-bellici sono per Wandruszka insieme il periodo della ri­cerca di una nuova identità spirituale e di una collocazione professionale. Sottoposto alle misure di denazificazione e su questo scriverà pagine come sempre molto sincere e molto lucide in un saggio pubblicato in una miscellanea in onore di uno storico che aveva avuto un percorso molto diverso dal suo, Karl Stadler, emigrato in Inghilterra e rientrato in Austria solo nella seconda metà degli anni '60 su invito di Kreisky non poteva aspirare all'insegnamento o a un posto statale. Abbraccia così, per necessità e per passione insieme, una professione dalla quale non si distaccherà mai totalmente, quella giornalistica: scrive per la Purché e per la Presse, e di