Rassegna storica del Risorgimento

Storia politica. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <307>
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Alessandro Malaspina 307
dell'Oceano e delle regioni visitate: si conteranno ad oltre venti i collabora­tori scientifici quasi tutti imbarcati immediatamente a Cadice, tra astronomi, cartografi, naturalisti, esperti della navigazione, pittori e disegnatori Ricchis­sima è pure la biblioteca di bordo, anch'essa, come tutto il resto, curata personalmente dal comandante.
Dopo aver puntato verso Montevideo ed essersi colà fermata, la spe­dizione doppia il Capo Horn ed entra nell'Oceano Pacifico, apprestandosi a percorrere tutta la costa delle Americhe, dal Cile all'Alaska, con numerose soste. Alla fine del 1791, la spedizione si stacca dal continente americano e, salpando da Acapulco, attraversa l'Oceano Pacifico, raggiungendo Manila e compiendo anche colà varie escursioni sulle terre e sulle isole circostanti; poi, sulla via del ritomo, si ferma ancora in Nuova Zelanda, in Australia ed altrove, riattraversando il Pacifico fino a Callao (Lima).
Nell'autunno del 1793 di nuovo doppiando il Capo Hom, le due cor­vette puntano verso l'Europa e rientrano a Cadice nel settembre del 1794. La spedizione era dunque durata più di cinque anni.
Le numerose soste, le osservazioni effettuate, la grande mole di mate­riali e documenti raccolti sarebbero andate a costituire oggetto di una serie di relazioni da presentare al nuovo Re Cado IV ed al Governo, ora pur­troppo controllato dal Godoy. Mentre non sorsero problemi per la cono­scenza e la pur parziale pubblicazione dei rilievi cartografici e della parte scientifica della spedizione, sulla relazione politica il lavoro si impantana. Nelle intenzioni dello stesso Malaspina, essa doveva restare segreta e conse­gnata in maniera riservata per esclusivo uso del Governo. Ma sorsero ostacoli di ogni genere ed ostilità anche oscure. Godoy ed il Re temevano l'impeto riformatore del grande navigatore, che del resto non faceva mistero delle sue idee assorbite dall'illuminismo ed ora ritenute pericolose per la stessa stabilità del governo e della monarchia. Ed in effetti Malaspina aveva potuto accertare che l'amministrazione coloniale spagnola si dibatteva in una crisi insuperabile ed operava in condizioni propriamente fallimentari. La vastità stessa dei possedimenti non consentiva un'azione costante di buon governo, nonostante i tentativi di riforma promossi da Cado III e dai suoi ministri. Le spese militari erano eccessive, con grave danno del bilancio statale e delle popolazioni soggette, alle quali era imposto un carico tributa­rio odioso ed iniquo; i flussi mercantili, ai quali era affidata la vera ricchezza delle colonie, erano controllati dai forti gruppi di interesse spagnoli ben rappresentati ormai anche a corte secondo i criteri antiquati della spolia­zione successiva alla conquista, che stentavano a scomparire anche dopo l'applicazione delle riforme caroline; fioriva ancora il contrabbando; e la concorrenza economica e militare di altri paesi, in primo luogo dell'Inghil­terra, andava contenuta più attraverso accordi commerciali che attraverso il ricorso all'uso delle armi