Rassegna storica del Risorgimento

Storia politica. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <308>
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308 Raffaele Giura Lango
I rimedi proposti da Malaspina si muovevano sulla stessa linea del ri­formismo di Carlo III e del conte di Aranda: per risanare l'amministrazione coloniale, la Spagna avrebbe dovuto senza alcun indugio abbandonare 1 territori considerati marginali che ormai andavano liquidati come veri e propri rami secchi; andava pure smantellata la politica dispendiosissima della eccessiva diffusione sul territorio dei tanti presidi militari spesso inattivi e sottoutilizzati; occorreva inoltre concedere alle popolazioni coloniali ed alle comunità indigene una ampia autonomia e la possibilità di un effettivo autogoverno, sui modelli inglese e francese, ad esempio prevedendo la costituzione di regni autonomi affidati ai vari rappresentanti della casa Borbone (in questo senso, in modo particolare, si era a suo tempo espresso Aranda). Solo in tal modo la monarchia spagnola si sarebbe salvata dallo sfascio generale.
Ma il Re e Godoy fraintesero o vollero fraintendere le intenzioni di Malaspina. Godoy si incaricò di accusarlo di voler ordire un complotto per rovesciare il governo ed impossessarsi del potere; sequestrò tutte le carte della spedizione; aprì un processo di Stato contro Malaspina, che fu imprigionato e condotto nella fortezza della Coruna, condannato preventi­vamente a dieci anni di carcere, in attesa delle conclusioni del processo. Ma il processo non ebbe mai termine: lo stesso fascicolo con le prove, le testimonianze e gli interrogatori fu occultato, e resta ancora oggi smarrito o sepolto in qualche angolo d'archivio, o in qualche museo, come materiale che scotta.
Nel 1802 Malaspina, aiutato dal conte Paolo Greppi e da Francesco Melzi D'Edi, fu liberato dal carcere, anche grazie all'intervento di Napoleone. La pena gli fu tuttavia commutata in esilio, ed egli tornò in Italia, dove mori a Pontremoli nel 1810.
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Nel 1799, a soli cinque anni dal ritomo di Alessandro Malaspina dalla sua spedizione, un altro illustre viaggiatore lasciava l'Europa diretto verso le stesse colonie ispano-americane: Alexander von Humboldt.
Il grande scienziato tedesco, imbarcatosi proprio alla Coruna, non potè evitare di fissare con insistenza il proprio sguardo sul castello di Sant'An­tonio, posto a difesa di quel porto. Ed il suo pensiero corse naturalmente allo sfortunato Malaspina che giaceva da quattro anni in quella fortezza, per lui divenuta prigione di Stato.
Humboldt annotò la cosa sul suo diario: Sul punto di lasciare l'Europa per visitare le regioni che questo eminente viaggiatore aveva attraversato con risultati così importanti, avrei voluto che la mia mente fosse presa da pensieri meno tristi.1)
') A. HUMBOLDT, Vìaje a las regionts Rquìnocciales del Nuevo Continente, Tomo I, Caracas, 1991, p. 64. Su Humboldt, cfr. R. GIURA LONGO, A.H. eh cultura europea dell'Ottocento Jra