Rassegna storica del Risorgimento
Storia politica. Secolo XIX
anno
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1997
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pagina
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313
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Alessandro Nlalaspìna 313
vati nel Deposito Hydrografico di Madrid (attuale Museo Naval). Le carte pubblicate ad uso dei naviganti furono pochissime. Le relazioni politiche e quelle generali sull'intero viaggio restarono sconosciute, ed in parte sottratte al controllo esclusivo del governo spagnolo, quando Bauzà, anche lui più tardi costretto all'esilio politico, riusci a portarle con sé a Londra, per essere da lui conservate gelosamente e poi, alla sua morte, passate in varie mani, fino a pervenire (alcune) al British Museum ed in altri archivi anche di altri paesi.
L'eccezionalità di questo seppellimento sembra paradossalmente richiamare il destino di Malaspina alla metafora leopardiana dell'Islandese che interroga invano la Natura. Come si ricorderà, Giacomo Leopardi immagina che quel dialogo si interrompa improvvisamente per la morte repentina e misteriosa dell'Islandese: Mentre stavano in questi e simili ragionamenti, è fama che sopraggiunsero due leoni, così rifiniti e maceri dall'inedia, che appena ebbero forza di mangiarsi quell'Islandese; come fecero, e presone un poco di ristoro, si tennero in vita per quel giorno. Ma sono alcuni continua Leopardi che negano questo caso, e narrano che un fierissimo vento, levatosi mentre che l'Islandese parlava, lo stese a terra e sopra gli edificò un superbissimo mausoleo di sabbia: sotto il quale colui disseccato perfettamente, e divenuto una bella mummia, fu poi ritrovato da certi viaggiatori e collocato nel museo di non so quale città d'Europa.7)
Fuor di metafora, l'oblio in cui cadde Malaspina è veramente un caso storiografico e politico insieme, solo da poco avviato in qualche modo a soluzione. Nel corso di quasi duecento anni, gli studi su Malaspina e sui risultati della sua spedizione sono stati pressoché insignificanti, e comunque assolutamente inadeguati all'importanza soprattutto politica delle conclusioni alle quali quell'impresa era lucidamente pervenuta.
In Italia, per la verità, una piccola cerchia di estimatori e di amici tentò di raccoglierne le notizie e di tenerne desta la memoria.
Come ha ricordato Brunella Solinas, anche da noi era giunta l'eco dell'impresa malaspiniana, e già nel 1795, ad esempio a Pisa, compariva sul Giornale dei letterati una breve nota sul viaggio; ed erano poi seguiti alcuni succinti annunci, uno del 1803 sulla Gaietta nazionale della Liguria che riferiva sul ritomo in Italia di Malaspina, e altri del 1810, in occasione della morte del navigatore, sulla Gaietta di Genova, sulla Gaietta universale e sulla Gazzetta toscana. Ma si trattava ancora di brevi note, che non superavano l'interesse locale; come pure di ambito locale era il profilo di Malaspina inserito nel 1829 dall'abate Emanuele Gerini nelle proprie Memorie storiche d'illustri scrittori e di uomini insigni dell'antica e moderna Lunigiana, uscite a Massa in due volumi.8)
ù> LEOPARDI, 7 Canti e le Operette morali, Milano, 1967, p. 373.
Per queste ed altre notizie anche appresso citate, cfr. B. SOLINAS, La storiografia ma-laspiniana in Italia* in Atti del convegio A.M. e la cultura del suo tempo, Mulazzo, 1989, pp. 195