Rassegna storica del Risorgimento
Storia politica. Secolo XIX
anno
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1997
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pagina
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316
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316 Raffaele Giura Longo
I principali ed isolati studiosi italiani del Malaspina nella prima metà del Novecento sono stati Carlo Caselli ed Emma Bona. I loro contributi si concentrano tra gli anni '20 e *30 nel clima politico e culturale che aveva caratterizzato quel periodo. Brunella Solinas ricostruisce bene anche questa fase della bibliografia malaspiniana, ricordando tuttavia che, nonostante i ristretti ambiti culturali nel quale questi autori si mossero, cominciò allora a prendere corpo la personalità di Alessandro non solo come grande navigatore ma anche come pensatore e come uomo politico che si mosse su precise istanze riformatrici.,3)
Questi rapidi cenni sull'esiguità degli studi malaspiniani in Italia per oltre centocinquanta anni, ci consentono di valutare le conseguenze dell'ostracismo che aveva colpito il navigatore in Spagna, con riflessi gravi per l'interesse verso di lui da parte dell'intera storiografia europea. Basti pensare, a questo proposito, che la prima edizione, per altro parziale e pressoché sconosciuta, del viaggio di Malaspina vide la luce in Russia e non altrove. Essa fu curata da Adam Johan von Krusensten ed usci tra il 1824 ed il 1827.14) A Buenos Aires, intanto, una decina di anni dopo, Pedro De Angelis pubblicava una Tavola delle latitudini e delle longitudini del Rio de La Piata redatta da Malaspina, che si apriva con una significativa nota del curatore sulla storia della spedizione e del suo comandante.15) Finalmente, ma siamo nel 1849, nella collezione dei documenti inediti per la storia della Spagna, esce a Madrid il saggio con il quale Alessandro Malaspina aveva dimostrato la falsità e l'erroneità delle conclusioni alle quali si era giunti, sulla base delle notizie che risalivano al Maldonado, a proposito dell'inesistente passaggio a nord-ovest1 Certamente più interessante era, per lo stesso anno, la pubblicazione del Diario di viaggio di Francisco Xavier de Viana, uscita in Uruguay. Viana era stato tra i collaboratori di Malaspina, e perciò un testimone diretto
soprattutto a GIUSEPPE PENNESI, L F. Maldonado e il passaggio di N-O e la nota anonima Le navigazioni di A.M. (1789-1794), in Bollettino della Società Geografica Italiana, 1884 e 1885. Nel medesimo "Bollettino, per l'anno 1897, usciva una nota di G. DORIA, La spedinone di S~A.R. il duca degli Abruzzi al monte S. Elia nell'Alaska, mentre notizie su Malaspina compaiono anche nei volumi di UZIELLI e AMAT dedicati alla storia della geografia in Italia, editi dalla medesima Società Geografica Italiana tra il 1875 ed il 1882. Nella Rivista marittima del 1905, infine, trova posto un'ampia ricognizione di A. ZERI dedicata a L'influenza italiana nella gronderà della Spagna: Alessandro Malaspina e la relazione del suo viaggio.
,3) Cfr. C. CASELLI, op. cit. e E. BONA, A.M. Sue navigazioni ed esplorazioni, Roma, 1935. Della medesima autrice, cfr. anche: AM. di Mula(p, in Le vie d'Italia e dell'America Latina, 1927 e Sulla vita ti viaggi di AM. di Mulasgp, in Bollettino cit, 1931. ffi .anche B. SOLINAS, op. cit., pp. 204-206.
u) Per la quale, cfr. B. SAIZ, Bibliografia sabre Alefandro Malaspina, Madrid, 1992, pp. 223-224. Bianca Saiz segnala questa edizione, riconoscendo a Dario Manfredi (direttore del Centro malaspiniano di Mulazzo) il meato di averla rintracciata e sottolineando il fatto che si trattava della prima volta che le carte di Malaspina venivano alla luce.
15) Cfr. B. SAIZ, op. cit., p. 224.
*) Cfr. ivi, p. 225.