Rassegna storica del Risorgimento
1845 ; RIMINI ; ROMAGNA
anno
<
1921
>
pagina
<
413
>
t catti di Romagna 413
voleva fare una rivoluzione, poco importava contro chi. Egli, che aspirava forse a raccogliere P eredità -del colonnello Bibotti, esule nella Spagna e nel Portogallo dal 1832 al 1840, e che invano si era adoperato per condurre a buon fine P insurrezione nelle Eo-niagne, da noi descritta, coordinando questo moto con altri, da eccitarsi in Spagna e in Svizzera, propose dapprima di far sbarcare, in una località vicino a Boma, circa 2000 nomini, i quali si sarebbero impadroniti di Castel S. Angelo, tagliando le comunicazioni tra esso e il Vaticano. Ma, e qui stava il buono, per condurre a termine l'impresa* occorrevano 200000 scudi, sufficienti, secondo lui, a corrompere le truppe pontificie, e assoldare bande armate. A Boma, per preparare il terreno, si trovavano già due spagnuoli di sua fiducia, i quali erano in rapporto con alcuni signori romani, e dei 200000 scudi, una personalità inglese era pronta a sborsarne 150000, a patto che, a cose riuscite, le si dessero in cambio, per una somma corrispondente, opere d'arte, tolte alla Città Eterna. Bibellata questa, Civitavecchia e Ancona avrebbero dovuto accettare il fatto compiuto.
A tale progetto, il Prim ne feee seguire poi un altro, (1) a tìnte anche più forti, perchè cominciava con l'assassinio di quei romani che maggiormente sostenevano la politica reazionaria; seguivano, l'entrata in Boma, alla spicciolata, e con falsi passaporti, intestati ai contadini lucchesi che lavoravano in Corsica* di 150 spagnuoli; l'incendio della città, e infine, mentre le milizie papali erano in faccende per estinguere le fiamme, lo scoppio della rivoluzione.
Sbarchi di spagnuoli sarebbero avvenuti, contemporaneamente, nel Napoletano, a Viareggio, nel ducato di Lucca, e nei pressi di Loreto. Vi era, tuttavia, ancora un ostacolo da superare: la presenza della flotta austriaca, e il Prim, senza per-
(1) Come il precedente, fu riferito- nel suo interrogatorio, dal Renzi, il jtjMide dovette IfgMÉfiÉ molto eli' ftwtask Esagera fattoria il Farmi, quando nella sua opera - pi Siato Eommo dall'a. IbU al 1850 Firenze, Le Mon-nior, 1853. VoLJ J, jgigjlSty a proposito dello stesso Renai, cosisi esprime: Lo sciagurato volle mansuefarò i Suoi inquisitori, o campare la vita a prezzo d>infamia, e confessò le proprie colpo e quelle degli amici; e per provare ette egli era veramente quell'importante e pericoloso uomo ohe i governanti credevano, architettò favole di cospirazioni nuove, accuso e calunniò sfrontato-niente *.