Rassegna storica del Risorgimento

Toscana. Storia. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <352>
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Antonio Chiavistelli
tentavano di sensibilizzare l'opinione pubblica al problema, così da creare un movimento popolare di fronte al quale il granduca non potesse tirarsi indietro. Bisogna inoltre considerare che, pur nella profonda diversità d'opinione che separava i liberali dai conservatori a proposito della carta fondamentale, l'evolversi della situazione sociale e politica, non solo in Italia ma anche negli altri Paesi europei, aveva fatto sì che, di fronte al rischio di vedersi sfuggire di mano la guida del movimento riformista, con conse­guente perdita dei privilegi, anche la maggior parte dei moderati e dei notabili giungesse a considerare la costituzione come un tributo da pagare per il mantenimento del potere.
Numerosi sono quindi gli opuscoli educativi sull'argomento, pubbli­cati spesso clandestinamente in questo periodo. In essi, con tono quasi confidenziale si spiegavano il senso, gli scopi, ed i contenuti di una costitu­zione, come ad esempio si legge in uno scritto anonimo: tu senti o popolo ronzarti in testa questa parola, Costituzione, senza forse sapere quello che voglia significare [...] cosa credi tu che ti voglia dare il tuo Principe? [...] Niente altro che farti padrone [...] in casa tua.67) Non mancavano in questi scritti neppure generiche nozioni di teoria giuridica: la Costituzione è un contratto che si fa tra il sovrano ed il popolo [con cui] il sovrano si obbliga ad amministrare con regole fisse le faccende dei sudditi ;68) e più enfatica­mente: la Costituzione è quindi prima di tutto una grande garanzia data ad una Nazione dal suo capo del governo attuale.69) Le richieste divenivano sempre più esplicite: parmi necessario [...] una forma qualunque ... [di] rappresentanza, di consiglieri municipali, o conferenza di Notabili, o Senato o Consulta [...] dove uomini eletti e pagati dalle città cooperino alla forma­zione della legge,7(9 e talvolta indirizzate allo stesso granduca.71)
Lam bruschini, all'indomani dei violenti moti dei primi giorni di gen­naio a Livorno,72) scriveva direttamente a Ridolfi per dolersi della lentezza
*) ARCHIVIO E8 STATO or FIRENZE (d'ora in avanti ASF), Segreteria di Gabinetto, Appendice, i 23, ins. 14.
* Ibidem*
*h Ibidem.
10i FRANCESCO DOMENICO GUERRAZZI, Al "Prìncipe ed al popolo, intorno allo stato delle cose in Firenze, Livorno, Tipografia La Calliope, 1847, p. 45.
7n Ora dunque non conviene essere magnanimo a mezzo, o Principe generoso: con­cedi la Rappresentanza . Cfr. ivi, p. 71.
72) Le agitazioni popolari che continuavano a Livorno già dal novembre 1847, sfocia­vano il 6 gennaio in una vera e propria insubordinazione cittadina che creò molta appren­sione negli ambienti governativi e nelle istituzioni delle vicine città. Il governo, tuttavia, reagì energicamente e già il 10 gennaio successivo venivano indicati i maggiori responsabili, tra cui Guerrazzi, peraltro prontamente imprigionato, ed Enrico Bertclloni, definito uno dei capi della società del comunismo livornese . Cfr. tra gli altri, MARIO LUZZATIO, Documenti sul