Rassegna storica del Risorgimento

Toscana. Storia. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <355>
immagine non disponibile

t Toscana costituzionale: la gestazione dello Statuto del 1848 355
per questa ricerca, emerge invece che, seppur con sfumature diverse, i vari partecipanti al dibattito, se subivano indubbiamente il fascino dei modelli francesi80) ed anglosassoni, finivano però con il proporre dei modelli costi­tuzionali fondali sulle realtà locali toscane, salvo poi accusare più o meno velatamente gli avversari politici di municipalismo.81)
Come abbiamo visto in precedenza, l'attenzione dei toscani cadeva, in maniera particolare, sul municipio e sulle sue assemblee popolari, di cui volevano promuovere i meccanismi interni e lo spirito sociale.
Il comune rappresentava, dunque, una componente importante anche in questa parte del dibattito sulla riforma costituzionale.82) Del resto si deve riconoscere che il municipio, inteso come unità amministrativa elementare del Paese, ha sempre caratterizzato la storia della Toscana, riuscendo a mantenersi presente nella società, almeno come entità sociale, anche quando i governanti del momento sembravano volerlo superare con ordinamenti centralistici, o basati su unità territoriali locali molto più grandi.83)
In Toscana, inoltre, anche se si assisteva ad un notevole coinvolgi­mento delle masse urbane in questo movimento di rivendicazione costitu­zionale, erano soprattutto i notabili, di blasone e civili, o comunque gli esponenti del ceto borghese moderato84) a indirizzare e condurre il dibattito
A questo riguardo, interessante appare la posizione di Guerrazzi, che scrivendo all'amico Puccini di un dibattito avuto proprio con coloro che proponevano la necessità di una costituzione, raccontava appunto di avere interrogato gli interlocutori circa il modello da adottare, con la precisazione che Questa domanda esprimeva un dubbio nel quale io [Guerrazzi] era e sono: [...] cioè se una imitazione francese potesse giovarci, imperciocché la corruzione mi spaventi da un lato, e dall'altro io non so bene se possediamo uomini capaci per cotesta forma di Governo. BFP, Carte Puccini, cass. XV, ins. n. 89. Lettera a Niccolò Puccini, Portoferraio, 6 febbraio 1848.
8I> À questo proposito Montanelli si mantenne [invece] sempre superiore al munici­palismo toscano, e lo dimostrò col suo discorso ai Massesi per convincerli a non darsi alla Toscana, che spiacque ai moderati. Cfir. M. LUZZATTO, op. dtt p. 250.
83 Per una trattazione, ampia e ben sostenuta da esempi circostanziati, sull'argomento, si veda G. Rica, Del municipio considerato comunità elementare detta città e detta nazione italiana cit; ed anche G. Rica, Toscana costituzionale 1848: Riflessioni, Livorno, Fabbreschi, Pergola e C, 1848, pp. 46. Cfr., inoltre, M. MERIGGI, P. SCHIERA (a cura di), Dalla città alia nasone. Borghesie ottocentesche tn Italia e in Germania cit,
* E non e certo un caso che il granduca, come già visto, fosse stato costretto, fin dal marzo 1847, ad istituire una conferenza governativa per lo studio dì una profonda riforma delle istituzioni municipali. Tale confetenza avrebbe avuto, però, una esistenza travagliata e poco produttiva.
**) Questa caratteristica moderata del dibattito costituzionale si riscontrava anche negli altri Stati italiani Non si deve tuttavia trascurare lo sforzo ed il dibattito, purtroppo inascol­tato, animato dai democratici su questo argomento. Già dal 1831, infatti, un gruppo di fedeli tnaftzinfopt facenti capo a Luigi Mussi aveva elaborato un Progetto di Costituzione per Italia fatta Ubera ed indipendente, che prevedeva forma repubblicana per l'Italia unita. Per