Rassegna storica del Risorgimento
Toscana. Storia. Secolo XIX
anno
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1997
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Antonio Chiavistelli
zione dei partecipanti al dibattito circa l'agognata carta. Questa non doveva essere imitazione acritica dei modelli stranieri, e soprattutto doveva rispettare e considerare, possibilmente facendone base fondamentale, l'istituzione municipale che, come detto, continuava ad eccitare le ambizioni dei costituzionali toscani. La maggior parte delle dichiarazioni a favore della costituzione, infatti, conteneva anche indicazioni circa il collegamento ai municipi Guerrazzi, quando parlava di una rappresentanza nazionale della Toscana, la vedeva costituita da elementi scelti e stipendiati dalle città; e con maggior chiarezza, su II Corriere Livornese in quei giorni del febbraio 1848 si leggeva che sotto questo aspetto [elettori, eligibiH, numero dei deputati ecc.] la nostra Costituzione politica deve poggiare sulla base del Municipio.95)
In questo contesto, quindi, evento di non poco conto, anche se non troppo pubblicizzato dalle cronache di allora e poco frequentato dalla storiografia successiva, risulta la convocazione, il 25 gennaio 1848, da parte di Ridolfi, della conferenza96) per lo studio di una riforma delle istituzioni municipali. Vi erano rappresentati grandi proprietari terrieri, funzionari governativi, studiosi di economia e di diritto.97) Questo fatto, oltreché dimostrare l'attualità del problema di una modifica delle istituzioni municipali, conferma anche la volontà di collegare in qualche modo la riforma istituzionale alla riforma municipale.
Tuttavia, da parte della opinione pubblica, le richieste di una costituzione non diminuivano. Lo stesso granduca, che anche dopo i tatti di Napoli vedeva sempre più a rischio le istituzioni della sua Monarchia assoluta, doveva essere nell'imbarazzo più totale se già nel gennaio aveva chiesto consiglio sul da farsi a Carlo Alberto, che di certo non nascondeva le sue antipatie verso le forme costituzionali. H sovrano piemontese, infatti, rispondendo al granduca scriveva: Credo si possa stabilire un savio governo, nel quale la libertà e i personali vantaggi sieno maggiori di quelli che si incontrano in certi governi costituzionali, ove la libertà è una finzione e l'amministrazione dello Stato si sostiene basandosi sulla corruzione.98) Del
*9 Il Corriere Livornese, n. 68, 15 febbraio 1848.
9Q Questa conferenza, come ricordato in precedenza, era peraltro stata nominata già dal maggio 1847, quando il granduca aveva acconsentito alle allora pressanti richieste di una riforma dei municìpi Proprio quella nomina aveva stimolato la pubblicazione di numerosi saggi dedicati alla riforma delle istituzioni municipali
T7) E. PASSAMONTI, op. a/., riferisce che della conferenza facevano parte molti uomini eminenti come Leopoldo Galeotti, Leonida Landucci, Carlo Tortìgkni, Vincenzo Salvagnoli, Giuliano Ricci ed altri Carlo Ferri dopo la nomina della conferenza sosteneva che la Deputazione [doveva] esser composta dei Provveditori ed una quantità ristretta di gonfalonieri attuali o stati, per proporre al Trono le rifórme da noi desiderate. Cfr. C. FERRI, Sulla riforma dei municipi toscani, ordinata con ministeriale del'maggio 1847. Cenni cit, p. 19.
98) Ctr. ARCANGELO GHISLERI, LO Statuto del 1848 giudicato dai contemporanei, Roma, Libreria Polìtica Moderna, 1926, p. 14.