Rassegna storica del Risorgimento
Toscana. Storia. Secolo XIX
anno
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1997
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pagina
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360 Antonio Chiavistelli
evidente, non veniva fatto un benché minimo riferimento alla costituzione, e nemmeno ad un generico concetto di rappresentanza.
La reticenza verso le richieste più qualificate avanzate dal movimento riformatore, tuttavia, non sembrava esser inizialmente colta nella sua portata negativa nemmeno dalle componenti più avanzate.103) Montanelli ad esempio, nelle sue memorie cosi descriveva la sua gioia all'anticipazione di questa notizia: prete Boninsegni, riccone di prima riga che erasi fitto in palazzo Pitti mentre si agitava la consulta dello statuto ... [mi scrisse:] il noto affare è fatto, e ne è già stato compilato il motuproprio relativo.104) Anche Mat-teucci riportava la notizia a Montanelli, prima che il motuproprio fosse pubblicato, ed il suo tono era ancor più entusiastico; egli scriveva infatti: mi affretto a dirti che da una lettera che ricevo dall'amico (Ridolfi), la vittoria fu riportata non senza resistenza ed oggi la vedremo proclamata. Tutto si deve al granduca, e al Ridolfi [...] si guardi alle cose e non alle parole ed ai suoni .105) La soddisfazione dì Montanelli, tuttavia, scemò proprio alla lettura di questa seconda lettera, perché vi vedeva contenuti alcuni elementi sospetti. Annotava infatti: La gioia in me causata da queste parole [di Boninsegni] mi fu [...] turbata da altro viglietto del professore Matteucci [...] due cose mi dispiacciono in cotesta lettera: Prima quella raccomandazione di guardare alle cose e non alle parole ed ai suoni che mi faceva presentire qualche nuova mancinata baldasseroniana; seconda quel volere che a libertà si desse principio con una corrigianata.106)
Montanelli coglieva nel segno, indicando i mali che limitavano i concetti basilari del motuproprio; infatti, come abbiamo visto, con esso a corte si volevano calmare le agitate acque dell'opinione pubblica e si intendeva conservare tutto sotto il controllo del granduca e dei suoi ministri. Ciò non sfuggì agli osservatori più attenti, come il Collegno, che scriveva in una lettera destinata all'amico Cesare Balbo: Il governo, impaurito di Livorno,107)
,033 Anche se possono risultare attuali le parole di una lettera di Guerrazzi a Capponi Il governo cerca forza, hanno a darglielo i cittadini? Se il Governo si mantiene monarchico assolato, no; se modifica il suo principio convenientemente sì. Cfr. ALESSANDRO CARRARESI (a cura di), Le/un di Gino Capponi e di altri a lui, Firenze, Le Monnicr, 1882, voi. II, p. 362.
,M) G. MONTANELLI, Memorie sull'Italia e specialmente sulla Toscana dal 1814 al 1850 cit, p. 175.
3 Ibidem.
<*> Ibidem.
io?) Fin dai primi giorni di gennaio Livorno era in agitazione e con un crescendo di manifestazioni popolari la città era arrivata quasi a costituirsi in centro autonomo ed alternativo a Firenze;. Fu creata una deputazione cittadina, con inizialmente a capo Guerrazzi, che fini per scacciare dalla città lo stesso governatore granducale. Inoltre, la città aveva un rapporto molto difficile con i rappresentanti del governo, infatti quasi comiche, se non fosse per la drammaticità del momento, risultano le vicende che pochi mesi dopo, nell'ottobre, vedevano prima Tarttni fuggire due volte, e poi Leonetto Cipriani addirittura costretto a