Rassegna storica del Risorgimento
Toscana. Storia. Secolo XIX
anno
<
1997
>
pagina
<
362
>
362
Antonio Chiavistelli
quanto per i compiti, di fatto ormai superati dalle esigenze di una vera e propria riforma costituzionale, che il motuproprio del 31 gennaio aveva loro attribuiti. Testimonianza diretta della poca chiarezza con cui si era mosso fino ad allora il governo ci è fornita dallo stesso Capponi che, a proposito della convocazione della commissione, diceva: una giunta di 5 cittadini fu chiamata con parole dubbiose e paurose a cambiare la forma di governo:114) un accenno che tradisce tutta la titubanza di Capponi,115) il quale, percependo l'ormai inevitabile modifica delle istituzioni, si vedeva però gravato del compito di realizzarla con un atto che, dal punto di vista formale, una tale modifica non avrebbe necessariamente implicato. L'onere che un simile incarico doveva rappresentare per Capponi si intuisce ancora meglio dalle parole che il marchese scriveva appena due giorni dopo la sua investitura all'amico Matteucci: Sapete a quest'ora ch'è sparata la bomba, e la bomba sono io con altri quattro infelici. ... [Ma] che non s'abbia fatto nulla prima d'ora io non ci ho colpa: gli è vizio organico [...] il peggior male nostro si è quello di esser troppo sconfidati di noi.116)
Indeterminatezza negli ordini, e sentimenti contrari ad una riforma costituzionale in funzione di un vero e proprio sistema di rappresentanza nazionale, sono quindi caratteri che contraddistinguono la nascita di questa commissione che, occorre ricordare, si trovò ad operare in un contesto sociale caratterizzato da crescenti agitazioni popolari a favore di una costituzione che desse nuove ed effettive possibilità ai cittadini di partecipare alla gestione politica del potere.
A questo proposito si deve notare come, anche attorno alla commissione stessa, si realizzasse fin da subito quella attività di pressione, influenza e collaborazione da parte di elementi estemi alle istituzioni, confermando ancora una volta la caratteristica coesione della società toscana, almeno a livello di vertice cui già si è fatto cenno. In una lettera di Bettino Ricasoli, indirizzata a Raffaello Lambruschini, si leggeva infatti: ieri mattina Tarrini, Salvagnoli, ed io fummo da Ridolfì, e dopo lungo dibattere fu concluso essere importantissimo ... [che] il Governo mandasse fuori in giornata due motuproprii; uno per la formazione di un Consiglio generale il quale oltre al voto consultivo su tutti gli interessi generali del Paese avesse voto delibera-
,l4> G. CAPPONI, Scritti editi ed inediti, raccolti e curati da M. TABARWNI, Firenze, Barbera,
m) Gino Capponi, vale la pena ricordarlo, sebbene fosse tea gli uomini di cultura più famosi d'Italia, e tea le menti più illuminate di tutto il granducato, dal punto di vista politico ai collocava tra i moderati che vedevano in una eventuale riforma delle istituzioni quantomeno un salto nel buio, cosi da rendere necessaria tutta la prudenza possibile nella concessione anche delle piò piccole riforme; si può comprendere quindi il suo stato d'animo di fronte al compito datogli il 31 gennaio 1848.
I6) A. CARRARESI (a cura di), Lettere di Gino Capponi e di altri a lui cit, p. 370.