Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Araldica. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <388>
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Andrea Moroni
Come la nobiltà, anche l'araldica aveva conosciuto il suo periodo au­reo nel medioevo e ancora una volta erano i valori di quell'epoca ad esse­re indicati ad esempio. I valori di ardimento e di cavalleria rappresentati dai blasoni, dalle figure, dai gridi, dai motti, dagli elmi e da tutta la sim­bologia araldica, appaiono quasi come la faccia militare di ciò che abbiamo visto essere i valori civili del medioevo.32!) Famiglia, religione, onore, virtù, protezione dei più deboli contro le prepotenze e l'invadenza degli estranei, questi ed altri valori venivano contrapposti, esplicitamente o meno, al se­colo decimonono, dominato da un preteso egualitarismo che altro non era che l'esaltazione dell'egoismo individuale e che aveva segnato la fine di quei vincoli, come la famiglia e la religione, che erano stati il cemento di un sistema a garanzia del quale si era eretta la nobiltà. In altre parole, i valori del passato venivano mitizzati e contrapposti a una realtà male ac­cetta, la positiva proposizione di valori di un'età feudale [era] spia di un disagio ad accettare le condizioni di una civiltà borghese, fatta di contrasti ideologici, di conflitti di interessi, anche di immoralità pubblica.33)
In questi scritti è però possibile vedere anche l'influenza di altri temi oltre al rifiuto, o alla difficoltà ad accettare la nuova realtà borghese. L'affermarsi di uno sfrenato individualismo egoista e di una realtà pubblica priva ormai di ogni moralità, veniva visto anche come la conseguenza e il triste frutto dell'egualitarismo che aveva trionfato nell'800. Gli ideali egua­litari, si affermava, erano illusori e se pure si ammetteva che la religione insegna che gli uomini hanno la stessa origine, si sosteneva poi che la stessa dottrina religiosa insegna anche la sottomissione alle leggi necessa­rie della gerarchia e gerarchia significava anzitutto ineguaglianza.34) Altro­ve si poteva leggere, con toni forse meno drastici, che gli uomini sono uguali davanti a Dio e alla legge, ma che la pretesa che l'uguaglianza esista
ÌZ> Significativa della visione quasi idilliaca con cui veniva concepito il periodo medievale è la descrizione fetta dal Crollalanza circa il modo in cui erano regolate eventuali usurpazioni delle armi: Le armi appartenevano esclusivamente ai gentiluo­mini, e poiché ciascuno di questi aveva le sue, nessuno si curava di assumere quelle degli altri. Ma spesso avveniva che due cavalieri portanti lo stesso scudo s'incon­trassero, e siccome nessuno dei due aveva rubato il proprio all'avversano, cosi molto gentilmente e con bella cortesia scendevano in lizza e si battevano senza livore, per­ché il vincitore restasse solo a godere dei due pali o dei tre sparvieri contrastati. Quanto al vinto, se non era morto, attendeva una buona occasione per ricaricare di qualche emblema glorioso la sua tavola d'aspettazione (G. Di CROLLALANZA, Orìgine e caratteri cit., p. 7). È difficile non rilevare come, al fianco delle rivendicazioni e alla pratica di rigore nell'esame dei blasoni, si conservava una concezione romantica del mondo cavalleresco che ben si intonava con la mitizzazione di tutto il periodo me­dievale.
w> I* MASOLLI MIGLIORINI, dettino Vacatoli cit, p. 319.
M> V. H. D. B., ha nobiltà e i suoi attrattori cit, in Giornate Araldico-Genealoaco ÒLt tomo XTV, cit, p. 152.