Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno
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1997
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pagina
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549
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Libri e periodici
strumento pex avvicinarsi ad una realtà di breve durata, come fu quella della Repubblica bresciana del 1797, ma ricca di implicazioni politiche, culturali, sociali ed economiche.
FILIPPO RONCHI
LAURO ROSSI, Margini e la Rivoluzione napoletana del 1799. Ricerche sull'Italia giacobina, postfazione di C. Zaghi; Manduria, Lacaita, 1996, in 8, pp. 199. L. 15.000.
Si tratta di una raccolta di saggi, alcuni dei quali pubblicati negli ultimi anni in sedi diverse, che hanno come filo conduttore l'approfondimento di tematiche e figure legate a quella intensa stagione politica che va sotto il nome di Italia giacobina. Nella pnma parte del volume vengono affrontate tre questioni. La prima riguarda le traduzioni e la circolazione in lingua italiana di opere straniere. A tale riguardo, vengono presentate sia la prima traduzione italiana dell'Ex//?, che ebbe luogo a Venezia nel giugno 1797, sia la prima versione nella nostra lingua dell'importante scritto di Marc-Antoine Jullien, Quelques conseils aux patriotes cisalpiniy che tanta fortuna incontrò tra le file del giacobinismo italiano. Il secondo tema cui si fa riferimento è legato alla formazione politica di uno dei più tipici giacobini italiani, Giovanni Fantoni, in arte Labindo, in merito al quale le nostre conoscenze sono ancora piuttosto lacunose. Si tratta di un problema tutt'altro che secondario: in primo luogo perché Fantoni, come di recente sottolineato dalla storiografia più avvertita, rappresenta uno dei giacobini italiani più conseguenti; in secondo luogo perché la sua adesione ai nuovi principi segnò anche una tappa decisiva nella sua produzione intellettuale, facendone uno scrittore ormai solo orientato verso problematiche sociali
Nel quarto saggio viene affrontato un tema relativamente nuovo nel panorama degli studi sull'età giacobina, cioè l'educazione del corpo. Partendo dal presupposto, già affermatosi nella Francia rivoluzionaria, che negli individui il corpo aveva lo stesso valore dello spirito, i patrioti italiani arrivavano alla conclusione che solo un popolo non depresso fisicamente poteva considerarsi veramente libero o, comunque, poteva aspirare ad essedo. Educare il corpo rappresentava infatti, nella nuova pedagogia che si veniva elaborando, non solo suprema garanzia per la difesa delle libertà conquistate, ma anche grande scuola di uguaglianza. Sottoporre, inoltre, indistintamente tutta la nazione alla medesima disciplina, significava equiparare gli individui l'uno con l'altro, offrendo a tutti identiche prerogative e opportunità. La seconda parte del volume è dedicata alla riflessione che dell'esperienza giacobina (o, almeno, di parte di essa) hanno fornito, tra la fine degli anni venti e il principio degli anni trenta del secolo scorso, due significativi esponenti della realtà politico-culturale della nostra penisola, sia pure appartenuti a scuole diverse: Francesco Forti, il cui rilievo scientifico solo in questi ultimi anni comincia a delinearsi, e Giuseppe Mazzini Giovane collaboratore àóKAntologa, Forti non ci ha lasciato sull'età rivoluzionaria uno scritto specifico, ma ha toccato molte importanti questioni in numerosi articoli, nei quali, in forma essenziale, ha recuperato tutta una serie di giudizi propri della pubblicistica moderata italiana (con particolare riferimento a Cuoco) e francese del primo Ottocento, ricomponendoli in un quadro organico per poter trarre da essi un preciso programma d'azione.
Pi Mazzini si presenta, invece, un saggio, rimasto sinora inedito, sulla rivoluzione napoletana del 1799. Si tratta di una disamina, scritta intomo al 1835, di un