Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <550>
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certo interesse. Facendo propria una teoria già anticipata dal Cuoco e che tanta fortuna avrebbe incontrato nella successiva storiografia (Croce, Cortese, Volpe), Mazzini distingue, all'interno degli eventi che caratterizzarono il Mezzogiorno nel *99, due grandi momenti, paralleli e drammaticamente antitetici tra loro: la rivolu­zione dei patrioti e il moto popolare. La prima, caratterizzata da figure di grande prestigio intellettuale che si ispiravano ai più alti valori deU'iUuminismo, ma larga­mente minoritaria; il secondo più convulso, caotico, fatto di istinti e passioni ma anche di sentiti e ancestrali bisogni Ed è proprio sulla rivolta popolare che il fon­datore della Giovine Italia appunta, nell'inedito che viene qui presentato, le proprie considerazioni, rinvenendo in essa non soltanto una significativa manifestazione di forza e energia popolari, ma anche in qualche modo una sorta di anticipazione di quelle guerre di liberazione nazionale che, al principio dell'Ottocento, si manife­starono in tutta Europa e determinarono la caduta dell'Impero napoleonico.
GIAN BIAGIO FURJOZZI
MADAME DE STAEL, Dix années d'exit, edition critique par Simone Balayé et Ma­riella Vianello Bonifacio; Paris, Fayard, 1996, in 8, pp. 590. S.p.
Lo scritto di Mme de Stael, Dix années d'exit fu pubblicato per la prima volta nel 1821, nel XV volume delle Oeuvres complète*, dal figlio Auguste, il quale però fornì un testo alquanto manipolato, avendo soppresso parecchi riferimenti a fatti e a persone e avendo talvolta operato interventi sul piano formale. L'opera fu ripubblicata nel 1903 da Paul Gautier, il quale, se restituì alcuni passi omessi nella precedente edizione, presentò tuttavia un testo per molti aspetti poco con­vincente. Nel 1966, in occasione del bicentenario della nascita della scrittrice, il testo del Gautier fu ristampato tale e quale.
Ora in questo volume, curato dalla Balayé e dalla Vianello Bonifacio, le Dix années d'exil vengono finalmente pubblicate in un'edizione completa e corretta. Le due curatrici hanno opportunamente presentato la versione principale dello scritto, distinta in due parti: la prima, che comprende gli anni 1797-1804, la seconda il periodo 1810-1812. Ad essa hanno fatto seguire il testo della prima versione (che si limita agli anni 1797-1805) nonché i promemoria e gli appunti preparatori, il che permette, fra l'altro, di ricostruire il modo di lavorare della scrittrice. Sono stati poi aggiunti alcuni testi, in cui la de Stael, per evitare rappresaglie, aveva ceJ lato il nome di personaggi reali sotto quello di figure della storia inglese del pe­riodo elisabettiano. È il caso del manoscritto riguardante l'esecuzione del duca d*Enghien. Accanto ai testi contraffatti vengono presentate le versioni decrittate
L'interesse di questi ricordi è dato dai numerosi riferimenti a fatti e per­sone di quegli anni fortunosi, che videro l'istituzione del consolato e dell'impero. La figura che più di ogni altra viene ricordata è quella di Bonaparte. Verso di lui, dopo un breve momento di ammirazione per i successi della campagna d'Italia del 1796-97, Madame de Stael, una volta che lo ebbe conosciuto, provò un pro­fondo risentimento, trasformatosi ben presto in odio a causa delle persecuzioni di cui il tiranno la fece oggetto, persecuzioni che, se in un primo momento consì­stettero in semplici provvedimenti restrittivi della libertà di movimento, assunsero in seguito i connotati dell'esilio.
Non c'è nulla che la de Stael apprezzi in Bonaparte, presentato come un personaggio meschino, rozzo e brutale. Qualche esempio: Ce qui caraetérise le