Rassegna storica del Risorgimento

Italia. Storiografia. Secolo XIX
anno <1997>   pagina <553>
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Libri e periodici 553
destino di popoli e di civiltà. A questo può lavorare la cultura e in particolare la cultura storica, che comprende e supera le diversità etniche e religiose.
STEFANIA PARISI
FRANCO DELLA PERUTA, Realtà e mito nell'Italia dell'Ottocento; Milano, Franco An­geli, 1996, in 8, pp. 205. L. 30.000.
È sempre più frequente cogliere in numerosi circoli intellettuali un atteggia­mento di lettura disinvolta dei passato, supportata da una storiografìa che procede per generalizzazioni, piuttosto che per indagini sulle fonti primarie (documenti d'archivio, carteggi, opere a stampa contemporanee al periodo indagato...). E fuor di dubbio che in questa storiografia possiamo trovare giudizi stimolanti e pene­tranti, ma spesso, analizzata nei dettagli, risulta approssimativa in modo tale da scadere nella pubblicistica. In sostanza stanno prendendo il sopravvento opere sugli eventi trascorsi, che potremmo definire compositive, con la conseguenza di far rimanere ancora nell'oblio numerosi e fecondi filoni di ricerca.
Opposto è il discorso da fare per Franco Della Peruta, uno dei maggiori storici che da anni si battono alacremente per un rinnovato ripensamento critico del nostro passato, fondato su materiale di allora ed integrato con le più aggior­nate acquisizioni della riflessione storiografica. Egli ha dato alle stampe la presente raccolta di quattro saggi con un titolo assai emblematico del suo modo di inten­dere il fare storia: l'indagine del reale, l'interpretazione di esso da parte dei coevi, la loro azione ideale ed effettuale, la rielaborazione critica di tutto ciò da parte dello studioso.
Nel primo di questi scritti l'A sottolinea opportunamente che la frammenta­zione politica dell'Italia del passato ha avuto risvolti negativi anche nella trasmis­sione del sapere, nel senso che si è verificata una concentrazione di fonti nell'ambito di ogni singolo Stato; e se ciò tra i coevi ha creato una scarsa cono­scenza della situazione italiana nella sua globalità, oggi arreca allo studioso diffi­coltà, superabili purché sia disposto a peregrinare lungo il paese. Dopo questa precisazione, viene fatto un approfondito excursus di quella letteratura del decen­nio preunitario, che si era preoccupata d'indagare il tessuto socio-economico della nostra penisola. Da esso emerge che la divisione dell'Italia ebbe ripercussioni ne­gative anche nel suo status di paese agricolo; un esempio di ciò lo troviamo nei patti agrari, che variavano da Stato a Stato, con una conseguente diversa organiz­zazione del lavoro, che condizionò il nostro successivo sviluppo economico.
Anche nel terzo saggio l'A. prende in considerazione i patti agrari nella pe­nisola, per rimarcare questa volta che una delle questioni cardinali della nostra storia ottocentesca fu quella del possesso della terra. E l'averla disattesa portò a vere e proprie rivolte sociali, che si manifestarono in forme variegate nel corso di tutto l'Ottocento: la resistenza alla coscrizione napoleonica, i tumulti in seguito alle epidemie di colera ed agli avvenimenti del '48, il brigantaggio nel Meridione prima e dopo l'Unità. A questo ribellismo seguirono agitazioni, che furono, a ma­no a mano, il frutto di una presa di coscienza popolare dovuta alla penetrazione delle idee anarchiche e socialiste; si passò così dallo spontaneismo all'organizzazione della protesta.
Il quarto contributo è incentrato anch'esso sul mondo agricolo, con un'angolazione però diversa, in quanto si parla del tipo di alimentazione dei ceti