Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secolo XIX
anno
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1998
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pagina
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176
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176 John F.V. Riva
spiacevolissima Tessete lontano da casa, dovermi sacrificare in un paese che si può dire per me quasi straniero, eccettuato i miei parenti, dover fare una vita quasi solitaria perché coi borghesi non mi piace fare amichevoli relazioni. H civile è più ragionevole del borghigiano, concede travaglio ad uno straniero, ma si diffida.
Il patrigno l'aveva cacciato di casa, non rispondeva alle sue lettere ed aveva ignorato le sue richieste d'aiuto, portando Luigi a commentare amaramente che se quando nell'autunno 1866 mi mandavate il soccorso che vi chiedei, onde appagare ai miei creditori, a quest'ora avrei soddisfatto al mio dovere, e dupplicato il denaro, perché la mia intenzione era di tosto recarmi in patria, e, colà giunto, dedicarmi a qualche traffico, oppure aprire un negozio a mio talento, dal quale ricavare di che onoratamente vivere e poter andare avanti, cosicché avrei benissimo potuto porre l'annuale mia pensione di lire Mille a parte, e giunta propizia occasione, acquistare degli stabili, onde in vecchiaja poter fare una vita un po' agiata; e non come al dì d'oggi che per guadagnarmi una meschina paga, bisogna che, contro le fisiche e deboli mie forze, mi dedichi giornalmente al travaglio nientemeno che otto ore al giorno [...] e ciò lo faccio per non farmi dire dietro, come si costuma, del vagabondo e dell'ozioso. Terminava dicendo [...] chi non è di nessuno bisogna che se ne stia lontano e per poter vivere un po' decorosamente sacrificarsi ad un faticoso lavoro e consumarsi lentamente la vita, lontano dalla patria, in obblio dei parenti.
Il 21 maggio 1872 Luigi Isidoro fece ritorno ad Agordo con la famiglia, dopo aver sfrattato con diffida servita dall'usciere lo zio Valentino dalle stanze ereditate dal nonno paterno nella casa sul Broi. H suo ritorno in patria non era auspicato dalla popolazione locale, che, essendo per natura conservatrice e diffidente, vedeva in lui, un garibaldino, un disturbatore dell'ordine stabilito. La prospettiva di una fredda accoglienza da parte degli agordini, non sembra scoraggiare Luigi, il quale in una lettera al patrigno in data 12 aprile 1872, dove lo notificava del suo irnminente ritorno, dichiarò, nella lusinga sempre di non vedermi cambiato il linguaggio per ben due o tre anni tenuto, di voler iscoprire le odiose trame e gli ostacoli che a me si vogliono frapporre da gente che qualifico d'indegna, e che vale quanto la melma che le persone calpestano sotto i piedi, per vedermi lontano dal paese natio. E concludeva sperando che il destino che mi fu fino ad ora sempre avverso, spero mi sarà per l'avvenire più proprzio, e mi concederà anche altrove la grazia di poter vivere onoratamente con quella pensione che dal Governo percepisco.
Ad Agordo Luigi Isidoro trovò lavoro presso l'Esattoria Consorziale e l'Agenzia delle Imposte. L'11 marzo 1874 accettò il posto di fattorino presso la succursale della Banca Nazionale in Belluno e si trasferì là con la