Rassegna storica del Risorgimento
Italia. Storia. Secolo XIX
anno
<
1998
>
pagina
<
181
>
L.I. Riva dei Milk di Marsala
181
furono trovati sul lastrico, ridotti all'estrema miseria dall'ing. Romualdo G. Vitali di Alba, che, da buon samaritano, ne informò subito lo zio Giovanni Riva. I figli ignoravano dove fosse il padre e che mezzi di sussistenza avesse e l'ing. Vitali chiedeva allo zio Giovanni in nome della carità cristiana [...] d'inviare un soccorso a quei due poveri orfani suoi nipoti, e dirmi dove abita oggigiorno il loro padre Riva Luigi, onde io possa fargli nota della triste sciagura che ha colpito la sua famiglia, ed eccitarlo a provvedere al sostentamento dei suoi figli. Una lettera di Luigi scritta da Trino alla cognata il 22 agosto 1885, reperita nel Museo del Risorgimento di Milano, sembra dire che avesse i figli con sé.
Nel 1886 Luigi Isidoro si trasferi a Milano. Risiedeva al n. 118 di via Sempione (Isola Ronda) e lavorava come scrivano, ignorato e dimenticato da tutti. Egli fu escluso dall'eredità del patrigno Casera, morto nel 1875. Per anni non volle mantenere contatti con la famiglia nelTAgordino, tanto che il 12 gennaio 1887 il fratello Giovanni fu costretto ad ottenere il suo indirizzo a Milano tramite i buoni uffici di Ferdinando Gatti, proprietario dell'Osteria Tre Corone di Agordo ed originario di Milano, il quale lo fece solamente onde corrispondere ai desideri di Lei e della propria madre. Al principio di questo secolo sembra che sia ritornato in patria ed abbia rivisto la madre ed il fratello. Nel 1908 ricevette un sussidio di 50 Lire dal milione assegnato ai superstiti garibaldini in ristrette condizioni di fortuna dalla legge 13 giugno 1907, n. 316, ma mori poco dopo, il 15 febbraio 1909, a Milano all'età di 66 anni, e fu sepolto il 17 nel Cimitero Maggiore di Musocco.
Carattere e personalità.
L'immagine di Luigi Isidoro che è stata tramandata dai nipoti è quella di un poco di buono (un sonda in ladino), che era anche stato in prigione. Le nipoti, se mai parlavano di lui, lo dipingevano come la pecora nera di famiglia ed i nipoti stentavano ad accennare ai suoi meriti patriottici Essi ignoravano, o preferivano ignorare, che avevano dei cugini a Torino di nome Osvaldo ed Alfredo. Il fatto che lo zio era zoppo era attribuito alla palla che avrebbe trascinato mentre era in prigione. Mai una menzione del suo stato di salute e del fatto che stentava a completate anche una giornata di lavoro come scrivano.
L'immagine di Luigi Isidoro che si ricava dalle poche lettere che sono rimaste e dai documenti reperiti negli Archivi di Stato è quella di un uomo determinato, un po' altero, ed interamente dedicato alla famiglia e la patria. Egli si considerava, e non a torto, vittima del destino avverso: nato con difetti fisici e gracile di salute, aveva perso il padre a cinque anni e fu vittima di un patrigno ostile. Luigi Isidoro sembra aver accettato tutte